Epstein e Bitcoin: cosa c’è davvero nei documenti e perché molte teorie non reggono

Negli ultimi mesi, con la pubblicazione di milioni di pagine legate a Jeffrey Epstein, è tornata a circolare un’idea inquietante: Epstein sarebbe stato collegato a Bitcoin, fino ad arrivare a ipotesi più estreme come contatti diretti con gli sviluppatori o addirittura con Satoshi Nakamoto.

Il problema è che, come spesso accade, documenti reali, interpretazioni forzate e vere e proprie bufale vengono mescolate, creando una narrazione suggestiva ma poco solida.

Vediamo quindi cosa emerge davvero dai fatti e dove invece il racconto si rompe.

Perché Epstein viene associato a Bitcoin

L’associazione nasce da un ragionamento implicito che molti danno per scontato:

  • Epstein è il simbolo del potere opaco

  • Bitcoin è percepito come “denaro oscuro”

  • quindi i due mondi devono per forza toccarsi

È una scorciatoia mentale comprensibile, ma non è una prova.

Bitcoin non nasce come strumento delle élite finanziarie, bensì come critica diretta al sistema bancario tradizionale. Ed è proprio questo il primo punto che rende l’accostamento meno ovvio di quanto sembri.

Cosa risulta realmente dai documenti

Interesse per le criptovalute, non ruolo tecnico

Dai materiali autentici emersi finora risulta che Epstein mostrava interesse per il mondo delle criptovalute, soprattutto come:

  • settore finanziario emergente

  • ambiente frequentato da investitori e imprenditori tecnologici

  • possibile opportunità economica

Non esistono però elementi concreti che indichino:

  • partecipazione allo sviluppo di Bitcoin

  • contributi al codice

  • ruoli decisionali o tecnici

Questa distinzione viene spesso ignorata: interessarsi a qualcosa non equivale a controllarla.

Il nodo MIT e l’equivoco più diffuso

Uno dei punti più citati riguarda il MIT e le iniziative accademiche che negli anni hanno sostenuto lo sviluppo open source di Bitcoin.

Qui nasce l’equivoco:

Epstein dona a istituzioni accademiche →
alcune di queste supportano sviluppatori Bitcoin →
quindi Epstein “controllava” Bitcoin

È un salto logico che non regge.

Bitcoin è:

  • open source

  • sviluppato pubblicamente

  • sottoposto a revisione continua da una comunità distribuita

Anche ammettendo finanziamenti indiretti a contesti di ricerca, non esiste un meccanismo che permetta a un donatore di influenzare il protocollo o di inserire modifiche nascoste.

Confondere il sostegno economico a un ambiente con il controllo di una tecnologia è un errore concettuale grave.

Le presunte email con gli sviluppatori di Bitcoin

È la domanda che circola di più online:

esistono scambi di email tra Epstein e gli sviluppatori di Bitcoin?

Ad oggi, la risposta è semplice: non in modo verificato.

  • Non risultano email complete e autentiche che mostrino una corrispondenza diretta con sviluppatori core

  • Alcuni screenshot diffusi sui social non compaiono nei documenti ufficiali

  • Diverse presunte email sono state analizzate e smentite

In alcuni testi Epstein afferma di aver parlato con “fondatori di Bitcoin”, ma:

  • non vengono indicati nomi

  • non esistono conferme indipendenti

  • resta una dichiarazione unilaterale

Senza riscontri, non è una prova.

Epstein e Satoshi Nakamoto: perché l’ipotesi è debole

Le teorie che collegano Epstein a Satoshi Nakamoto si basano più sulla suggestione che sui fatti.

Il profilo che emerge dagli scritti di Satoshi è quello di:

  • un tecnico con competenze crittografiche profonde

  • una persona diffidente verso banche e intermediari

  • qualcuno interessato a ridurre il potere delle élite finanziarie

Epstein, al contrario:

  • operava dentro il sistema

  • faceva leva su relazioni e opacità legali tradizionali

  • utilizzava strutture finanziarie classiche

Bitcoin nasce come rottura di quel mondo, non come sua estensione.

Un altro errore comune: Bitcoin non è anonimo

Molti danno per scontato che Bitcoin sia lo strumento ideale per attività segrete.

In realtà:

  • le transazioni sono pubbliche

  • i flussi sono tracciabili

  • le indagini spesso partono proprio dalla blockchain

Per chi voleva nascondere denaro, contanti, trust e banche compiacenti sono stati storicamente molto più efficaci.

Perché queste teorie funzionano così bene

Il motivo per cui il racconto “Epstein–Bitcoin” attecchisce è semplice:

  • offre una spiegazione unica e inquietante

  • rafforza la sfiducia verso tecnologia e finanza

  • semplifica fenomeni complessi

Ma semplificare non significa capire.

Conclusione

Alla luce delle informazioni disponibili oggi:

  • Epstein ha mostrato interesse per il mondo crypto

  • può aver avuto contatti indiretti con ambienti legati a Bitcoin

  • non esistono prove di un suo ruolo nello sviluppo

  • non esistono email verificate con Satoshi o con il core team

Il resto è narrazione amplificata dal bisogno di trovare un “grande burattinaio”.

E quando i fatti non bastano a sostenerla, una teoria resta solo una storia ben raccontata.

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