ecco come la musica può fare la propria parte

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Secondo i dati dello studio Plastics in the deep sea – A global estimate of the ocean floor reservoir dell’Agenzia scientifica nazionale dell’Australia (Ciro) in collaborazione con l’università di Toronto, primo ad occuparsi di stimare l’impatto dell’inquinamento da plastica nei fondali marini, in fondo al mare sono presentitra i 3 e gli 11 milioni di tonnellate di plastica. Dai risultati di questa analisi, è di plastica la gran parte dei rifiuti trovati sul fondo del mare – un quadro destinato ad aggravarsi “a causa della mancanza di politiche, strategie o progetti per la loro rimozione” e dell’aumento esponenziale della produzione di plastica entro il 2050.

È anche a partire da questi dati e con questa consapevolezza che l’organizzazione no-profit Worldrise, attiva da oltre un decennio per l’efficace conservazione dei mari italiani e per la tutela della biodiversità, porta avanti diversi progetti per ridurre l’utilizzo della plastica nell’industria musicale e così il suo impatto sull’ambiente e soprattutto sui mari, rivolti a organizzatori di eventi, gestori di locali e artisti e raccolti nell’iniziativa Musica per il mare.

A raccontarlo è Virginia Tardella, co-fondatrice e direttrice creativa di Worldrise: “Musica per il mare punta a facilitare la conversione ecologica di festival, concerti ed eventi in genere e a ridurre l’impatto ambientale di queste manifestazioni. Il primo progetto che abbiamo lanciato nel 2019 è No Plastic More Fun, con l’obiettivo di creare un network di locali, eventi e club plastic-free a Milano”.

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Oggi la rete No Plastic More Fun conta quasi 240 locali aderenti sul territorio italiano: un network che permette di evitare uno scarto annuo di oltre 100.000 kg di plastica monouso tra bottigliette di plastica, posate, stoviglie e soprattutto bicchieri e cannucce.

“Attraverso un portfolio di fornitori, accompagniamo in modo accessibile le attività aderenti verso la completa eliminazione della plastica monouso, a cui preferiamo soluzioni come materiali riutilizzabili o stoviglie compostabili. In parallelo, abbiamo avuto l’idea di affiancare al confronto con i gestori dei locali attività di sensibilizzazione rivolte ai musicisti. Ovviamente, quando gli artisti presentano i propri rider si aspettano di ricevere quello che chiedono: in determinati locali, se richiedevano bottiglie di plastica, era il locale stesso a non fornirle più. Avevamo l’esigenza di spiegare agli artisti le scelte di queste venue e di coinvolgerli nel progetto”.

Nasce così Ecorider, iniziativa finalizzata a rendere sostenibili i rider degli artisti attraverso l’eliminazione di plastica monouso da stage e backstage, ma anche la minimizzazione degli sprechi e la diffusione di pratiche per rendere i tour più sostenibili: “Aderire è gratuito e molto semplice. Gli artisti ci inviano il loro rider hospitalitye noi lo modifichiamo dove necessario: oltre a richiedere la raccolta differenziata nel backstage, eliminiamo dal rider la plastica monouso e i packaging inutili, richiedendo soluzioni alternative come acqua in vetro, lattina o borraccia,accanto a proposte difood il più possibile locali e di stagione”.

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Tra gli oltre 40 artisti che aderiscono a Ecorider rientrano Venerus, Vasco Brondi,Joan Thiele, Roy Paci, Dente, Max Casacci. Con quest’ultimo, Worldrise ha collaborato anche per la realizzazione di Oceanbreath: una sinfonia marina realizzata dal produttore e compositore torinese, in seguito a confronto con la biologa marina e presidente di Worldrise Mariasole Bianco, manipolando esclusivamente canti, versi e ambienti sonori acquatici di diverse zone marine, forniti da Worldrise stessa: “Abbiamo poi alcune collaborazioni di lunga data con festival musicali: una delle più importanti è quella con il festival itinerante Porto Rubino, di cui saremo partner anche quest’anno. È un percorso che ci sta insegnando molto, perché li seguiamo per l’intera durata del tour: un caso pilota, per poter ampliare in futuro le collaborazioni anche con realtà medio-grandi”.

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“Negli artisti – prosegue Tardella – abbiamo sempre riscontrato una certa sensibilità a questo argomento, così come nei loro management. Per quanto riguarda invece i locali e la transizione verso una filosofia plastic-free,la situazione cambia molto anche a livello geografico: a Milano, anche le venue più piccole e meno conosciute riescono a mantenere uno standard che per determinati luoghi, penso ad esempio alle isole, risulta invece più difficile da raggiungere, anche per motivi logistici. Noi cerchiamo di favorirle mettendo loro a disposizione il portfolio di fornitori di No Plastic More Fun. In ogni caso, riteniamo sia importante il messaggio che l’artista dà: ci sarà sempre qualche locale che fa più fatica a rispettare le sue richieste, ma crediamo sia comunque importante che esse si diffondano e che, anche lato social, ottengano visibilità. Spesso sono gli artisti stessi a condividere spontaneamente contenuti in cui sono ben visibili le borracce sul palco. Tra l’altro, noi le forniamo anche nel nostro kit di adesione, dove presentiamo anche ulteriori informazioni utili per essere più sostenibili in tour”.

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Tardella specifica che Ecorider e No Plastic More Fun sono gli unici progetti della no-profit che non si autosostengono: “Avremmo potuto chiedere un contributo ai locali che si rivolgono a noi, ma crediamo abbia poco senso, anche perché riconosciamo che per loro sostituire tutte le proprie forniture costituisce un impegno anche economico. Preferiamo che abbiano maggiore budget da dedicare a questa transizione e che anche per gli artisti interessati a rendere più sostenibili i propri tour non sussistano barriere economiche di alcun genere”.

Tra le future iniziative di Musica per il mare, Tardella annuncia la stampa di vinili senza plastica: “Sull’onda del ritorno del vinile, stiamo lavorando per poterne produrre di completamente compostabili, packaging incluso, utilizzando materiali non plastici: anche questo sarà un servizio gratuito, al di là del costo di produzione”. A permettere tale gratuità e a sostenere le attività di Worldrise sono le fee di consulenza, rivolta anche ad aziende del settore privato, insieme a donazioni volontarie: “Tra queste i 5 per mille, che supportano i nostri progetti sia legati all’industria della musica che più ampiamente alla tutela della biodiversità del mare. Sono importanti anche donazioni di piccola entità: siamo sempre dell’idea che tante gocce formino comunque un mare”.

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A condividere questa sensibilità verso la necessità per locali, band e promoter di farsi carico dell’impatto ambientale delle proprie attività è anche Andrea Pontiroli, ambassador di Worldrise e CEO di Santeria S.r.l., tra le prime realtà a Milano ad affidarsi a Worldrise per la transizione plastic-free dei propri locali (Santeria Paladini 8, Santeria Toscana 31, Santeria Parma e Belmare Versilia).

Pontiroli ci restituisce una visione più critica: “Devo premettere che, rispetto al nostro confronto di qualche anno fa, mi sarei aspettato una maggiore crescita della sensibilità degli artisti verso questo tema: non dico che non ci sia, ma vedo ancora una certa fatica nel chiedere cose anche semplici, per esempio l’applicazione rigorosa della raccolta differenziata nei camerini. A parole sono tutti molto green, nei fatti ti direi che meno dell’1% dei rider che riceviamo esprime un’attenzione concreta verso la sostenibilità, con un rimpallo di responsabilità dall’agenzia al tour manager. Io penso che il potere comunicativo degli artisti sia molto importante: è vero che nel mondo non cambia nulla se i camerini sono ecologici o meno, ma in verità un po’ cambia, anche per l’impatto educativo che questo ha”.

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Secondo Pontiroli, una transizione di questo genere richiede interventi ampi e strutturali: “Trovo che i festival stiano mostrando tantissima attenzione verso questo argomento, dalla raccolta differenziata, alla proposta di prodotti bio, fino all’introduzione di pagamenti esclusivamente cashless, che permettono una riduzione del 21% dell’impronta di carbonio. È vero che progettare un evento di tre giorni è molto diverso dal creare una routine quotidiana come accade a un locale, ma ho comunque visto un bel passo in avanti. Da parte nostra, a Santeria abbiamo avviato alcune riflessioni profonde verso un percorso di riqualificazione più ampio e strutturato di tutta la nostra società, con l’obiettivo di realizzare un progetto più complessivo e non più iniziative separate, che parta dalla sostenibilità ecologica per unirsi a quella economica, dei diritti e del welfare”.

Tra le pratiche di maggiore sostenibilità realizzabili da parte dei locali, Pontiroli cita raccolta differenziata, eliminazione delle bottiglie in plastica per favorire la distribuzione di acqua di rubinetto o in lattina – scelta con cui Santeria ha eliminato oltre 70.000 bottigliette di plastica nei propri locali –, proposta di più piatti a base vegetale nei menù. “In ogni caso – conclude – non credo esista una regola: penso però che, quando un’azienda pone la sostenibilità tra i propri obiettivi, trovi anche il modo per sostenerla, soprattutto in un momento come questo in cui l’argomento è oggetto di forte attenzione e molte aziende supportano le attività che hanno come scopo il miglioramento del proprio impatto ecologico. Siamo tutti responsabili della situazione in cui siamo, sia chi propone un servizio che chi ne usufruisce: creare un equilibrio è complesso, perché significa trovare soluzioni sostenibili, senza ricadere sul pubblico. Nelle nostre attività deve proprio entrare un’altra forma mentis, con un cambiamento diffuso”.
 
Dall’11 al 13 ottobre 2024, questi temi saranno al centro di FRAGILE, festival organizzato da Santeria S.p.A. diffuso in cinque location a Parma (Colonne 28, Italia Veloce, due sedi di Laboratorio Aperto e il Palazzo del Governatore), con incontri, talk, workshop e appuntamenti dedicati alle possibili soluzioni e pratiche per un futuro sostenibile.


L’articolo Plastica nel mare: ecco come la musica può fare la propria parte di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 2024-07-01 09:01:00



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