a vent’anni si è stupidi davvero

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“Mia madre morì a 99 anni con il terrore di arrivare a 100. Io le dicevo che il sistema metrico decimale è una convenzione: in un altro sistema non avreb­be compiuto 100 anni, ma 6”. Così raccontava Jorge Louis Borges in una intervista, rivelando quella che è una paranoia abbastanza comune: l’ossessione per il passaggio di decennio in decennio. Una cosa che conosce bene ancheItto, cantautore torinese al suo debutto con Questi dannati vent’anni, disco che prova l’impresa di condensare e dare un senso ai primi 10 anni di vita adulta della sua vita.

Il passaggio ai trenta può essere traumatico, senza contare che anche i venti spesso non sono una passeggiata, nonostante l’imparagonabile sensazione del sentirsi giovani, ed è per questo che viene anche abbastanza naturale fare un bilancio del primo vero capitolo di vita adulta che se ne va. Ci sono amori perduti, momenti di straripante euforia così come di profonda tristezza, è il momento in cui la complessità delle emozioni inizia davvero a mostrare tutte le sfumature possibili dell’animo umano. Ed è forse anche il momento in cui è più facile cogliere l’ispirazione per metterla su disco. Ne abbiamo parlato con Itto.

Ti definisci “italian indie boy”. Cosa significa “indie” per uno della tua generazione?

Essere indie più che altro un modo di approcciare la vita, non penso neanche di fare musica che si possa definire “indie”, è semplicemente cantautorato. Per me significa essere molto istintivo e non subire più di tanto la pressione di fare “qualcosa che funzioni” a tutti i costi.

E qual è la tua attitudine?

Negli ultimi due anni ho lavorato come autore e produttore a tanti brani di altri artisti sia indie sia mainstream, ed ho visto molti diversi modi di lavorare e di vivere la musica. Per quanto riguarda la mia, cerco di essere quanto più possibile indipendente dal condizionamento e dalle scorciatoie che potrei o avrei potuto prendere. Scrivo e pubblico solo musica che mi piace e che mi ascolto volentieri.

Suoni e produci. Come si è modificato nel tempo il tuo approccio alla musica?

Ho iniziato suonando la batteria e formando le mie prime band punk rock, poi ho capito di voler scrivere canzoni e mio padre mi ha insegnato i primi accordi sulla chitarra. A 15 anni entrato per la prima volta in uno studio per registrare una demo di un mio brano e da lì non ho più smesso, anche se é solo da un paio di anni che la musica ha assunto il ruolo principale nella mia vita. L’approccio è in continua evoluzione, cerco costantemente nuove strade da esplorare per mantenere sempre l’entusiasmo delle prime volte. Dopo questo album vorrei far uscire del materiale completamente scritto, prodotto, registrato e mixato da me.

Come nascono i feat. del disco? 

Minù è una delle mie canzoni preferite, scritta con ARYA durante una settimana di songwriting a Formentera. Doveva essere un brano per me, ma ho voluto tenerlo così com’è nato con le nostre due voci insieme. DANU e Still Charles sono amici di lunga data, con cui collaboro da tempo e con cui ho scritto e coprodotto diversi brani. Sono featuring nati spontaneamente durante una delle decine di sessioni in studio. Il pezzo con chiamamifaro, invece, è stato il penultimo brano scritto per l’album. Conoscevo Angelica da qualche anno, avevamo collaborato per alcuni brani suoi e sono un suo grande ammiratore. Quando ho iniziato a scrivere Brutti giorni le ho mandato subito l’idea della mia strofa perché sapevo che la sua grinta avrebbe svoltato la canzone, le è piaciuta, ci siamo trovati in studio e l’abbiamo finita insieme.

Cosa succede a vent’anni di così diverso dagli altri periodi della vita?

Succedono molte cose per la prima o per l’ultima volta. É una lunga fase di transizione tra l’essere un bambino ed un adulto, in cui (in questa parte del mondo perlomeno) hai virtualmente infinite possibilità e devi prendere in mano la tua vita. Per me é stato come vedere per la prima volta in HD. 

Come deve essere una canzone d’amore per te?

Migliaia di esempi nella musica leggera ci abituano a pensare che la canzone Standard parli d’amore e non possa essere diversamente. L’amore é una delle tante emozioni forti per cui merita creare qualcosa, ma in senso lato penso che anche una canzone scritta per mia madre sia una canzone d’amore, o una canzone in cui affronto uno ad uno i miei demoni sia una forma di amor proprio. Per me la musica deve essere assolutamente libera, ma trovo che molte canzoni non raccontino le emozioni ma solo gli stereotipi delle stesse.

È un periodo della vita cantato da tutti i più grandi. Cosa vorresti aggiungere al racconto di quest’età così decisiva con la tua musica?

Con questo disco ho provato a fare un racconto sincero e dettagliato delle emozioni che ho provato (nel bene e nel male) in questa fase della mia vita. Vorrei lasciare una fotografia precisa di quello che é il passaggio all’età adulta di una singola persona. Non voglio raccontare l’universale, spero che il messaggio che passi é che ogni vita é incasinata a modo suo ma alla fine di tutto é la cosa più incredibile che abbiamo.

Chi sono le tue fonti di ispirazione?

Stephen Hawking al primo posto. Mi ha insegnato a mettere in prospettiva qualsiasi cosa, e dare la giusta importanza alle cose infinitamente grandi e infinitamente piccole.

Il più bel complimento che hai ricevuto e quello che sogni di ricevere?

La prima volta che una coppia mi ha detto che un mio brano, Origano e limoni, era LA LORO CANZONE. Pensare che un pezzo che ho scritto per me entri a far parte della vita delle persone é il complimento più bello. Ogni volta che succede mi ricordo che non faccio musica solo per metterla su internet ma per trasmettere qualcosa ad altri ragazzi come me. Il complimento che sogno è solo la completa accettazione di chi sono con i miei pregi e difetti. É un processo lungo.


L’articolo A vent’anni si è stupidi davvero di Redazione è apparso su Rockit.it il 2024-07-01 10:36:00



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