30 Settembre 2026 2:13
VISIONEDIGITALE / STORIE28.09.2026

Badawï, cinque estati dopo: la Season V consacra il rito elettronico della Valle d’Itria

Badawï

Tra CamelPhat, Mind Against, WhoMadeWho, Marco Carola, Dixon, Luciano e Adriatique, l’estate 2026 ha segnato il quinto capitolo di Badawï. Ma per raccontare davvero ciò che è diventato il progetto pugliese non basta scorrere una line-up: bisogna parlare di pietra, alba, paesaggio e di un’identità che ormai va ben oltre il concetto tradizionale di club.

Ci sono luoghi in cui si va per ascoltare musica. E poi ci sono luoghi in cui la musica sembra appartenere al paesaggio.

Badawï appartiene ormai alla seconda categoria.

Nel cuore della Valle d’Itria, nei pressi di Fasano, una cava naturale di pietra calcarea è diventata negli ultimi cinque anni uno degli scenari più riconoscibili dell’estate elettronica pugliese. Pareti di roccia, cielo aperto, ulivi, luci, polvere e bassi che continuano fino alle prime ore del mattino: elementi semplici che, combinati, hanno costruito qualcosa di molto più difficile da replicare di una semplice discoteca all’aperto.

Il 2026 è stato l’anno della Season V, il quinto capitolo di una storia cominciata nel 2022. Già allora Badawï si presentava come un progetto ispirato ai desert dwellers, gli abitanti del deserto, richiamando simbolicamente l’immaginario dei beduini e dei viaggiatori nomadi. Le prime serate nella cava proponevano artisti come Kevin de Vries, Guy Gerber, Jimi Jules e Agents Of Time: retrospettivamente, si intravedeva già la direzione che il progetto avrebbe seguito. Resident Advisor

Cinque anni per costruire un’identità

La caratteristica più interessante di Badawï è forse proprio ciò che non è diventato.

Non ha cercato di trasformarsi in un enorme festival generalista e non ha rinunciato alla propria ambientazione per inseguire venue più grandi. La cava è rimasta il centro dell’esperienza.

La roccia calcarea forma una sorta di anfiteatro naturale e contribuisce alla particolare percezione del suono all’interno dello spazio. A questo si aggiunge una produzione visiva pensata per sfruttare le superfici irregolari della cava, facendo convivere illuminazione, installazioni e paesaggio. È questa combinazione ad aver permesso a Badawï di sviluppare un’estetica immediatamente riconoscibile. IlNewyorkese

Nel 2026 tutto questo è apparso più evidente che mai.

Non perché Badawï abbia cambiato formula, ma perché ha avuto abbastanza fiducia nella propria formula da non doverla cambiare.

Season V: un’estate partita con CamelPhat e Mind Against

La quinta stagione è cominciata il 18 luglio 2026 con un’apertura che chiariva immediatamente le ambizioni del calendario: CamelPhat e Mind Against.

Due nomi ormai stabilmente inseriti nel circuito internazionale della musica elettronica, chiamati ad aprire una stagione che avrebbe attraversato house, melodic techno e differenti declinazioni della club culture contemporanea. XCEED

Solo una settimana dopo, il 25 luglio, la direzione musicale cambiava completamente con WhoMadeWho, protagonisti con un hybrid DJ set, e DJ Tennis. Una scelta significativa: invece di riproporre per sei settimane lo stesso linguaggio musicale, Badawï ha continuato a costruire serate con identità differenti. XCEED

Il 31 luglio è arrivata poi la Week 03, costruita fin dall’annuncio attorno al concetto dei surprise guests: una serata mantenuta volutamente più misteriosa rispetto al resto del calendario. XCEED

E poi Badawï è uscito dalla cava

Uno dei momenti simbolicamente più interessanti della stagione è arrivato immediatamente dopo.

Il 1° agosto, Badawï ha legato il proprio nome a uno special event No Art nel Parco Archeologico di Egnazia, con Adam Port b2b ANOTR, Benja e Megatronic. IlNewyorkese

È stato un passaggio importante anche dal punto di vista concettuale.

Perché improvvisamente quella stessa idea di incontro tra elettronica e territorio usciva dalla cava e si confrontava con uno dei luoghi storici più suggestivi della costa pugliese.

La Puglia non diventava semplicemente lo sfondo di un evento musicale. Entrava dentro la sua narrazione.

Ed è probabilmente qui che progetti come Badawï mostrano la propria forza: un DJ internazionale può suonare a Ibiza, Berlino, Amsterdam, Londra o Miami. Ma farlo dentro una cava della Valle d’Itria o accanto alle testimonianze archeologiche di Egnazia produce inevitabilmente un’esperienza diversa.

Marco Carola nella cava

L’8 agosto è arrivato uno degli appuntamenti più immediati dell’intera Season V: Marco Carola insieme ad Ale De Tuglie. XCEED

Portare Carola a Badawï significa mettere insieme due mondi che sembrano fatti per incontrarsi.

Da una parte uno dei nomi italiani più riconoscibili internazionalmente nella cultura house e tech-house; dall’altra un luogo che ha costruito parte del proprio fascino proprio sull’idea di una notte lunga, fisica, progressiva.

La cava, in occasioni come questa, smette quasi di essere una location.

Diventa scenografia.

Il 14 agosto: dal tramonto all’alba

Se però bisogna scegliere una serata capace di rappresentare filosoficamente la Season V, probabilmente bisogna guardare al 14 agosto.

L’evento venne annunciato esplicitamente come “From Sunset to Sunrise”, dalle 20 alle 6 del mattino, con Dixon, Jimi Jules, Luciano, Dyzen e Joëlla Jackson. Resident Advisor classificava la serata tra house e tech-house. XCEED

Qui il concetto di Badawï appare nella sua forma più pura.

Non arrivare, ascoltare un DJ e andare via.

Ma attraversare la notte.

Vedere cambiare il cielo sopra la cava mentre cambia anche la musica. Partire con la luce ancora presente e ritrovarsi diverse ore dopo davanti all’alba.

In particolare, la programmazione prevedeva anche un extended sunrise set di Luciano e un back-to-back tra Dixon e Jimi Jules. IlNewyorkese

Ed è difficile immaginare un’immagine più adatta per spiegare Badawï di quella di centinaia di persone circondate dalla pietra mentre il buio comincia lentamente a lasciare spazio alla luce.

Adriatique: l’ultima notte della Season V

Il compito di chiudere la stagione è stato affidato il 22 agosto ad Adriatique, insieme a Vomee. XCEED

Una conclusione coerente con tutto il percorso precedente.

Adriatique rappresentano perfettamente quella zona della musica elettronica contemporanea in cui produzione, atmosfera e dimensione visiva finiscono spesso per diventare inseparabili. Dentro Badawï, dove lo spazio è parte integrante dello spettacolo, la scelta sembrava quasi naturale.

Dopo sei settimane, la cava tornava così al silenzio.

Almeno fino alla stagione successiva.

Il vero successo di Badawï non è nella line-up

CamelPhat. Mind Against. WhoMadeWho. DJ Tennis. Marco Carola. Dixon. Jimi Jules. Luciano. Adriatique.

Si potrebbe raccontare Badawï semplicemente mettendo questi nomi uno dopo l’altro.

Ma sarebbe probabilmente il modo meno interessante di farlo.

Perché artisti di questo livello suonano continuamente in tutto il mondo.

La vera conquista di Badawï è essere arrivato a un punto in cui il pubblico non guarda soltanto chi suonerà a Badawï: vuole andare a Badawï.

È una differenza enorme.

Significa che l’identità del luogo comincia ad avere un valore autonomo rispetto al cartellone.

La stampa dedicata alla musica elettronica ha ormai iniziato a raccontarlo proprio attraverso questa peculiarità: una cava nella Valle d’Itria trasformata in dancefloor, con eventi che continuano fino all’alba e una produzione costruita attorno al rapporto tra musica, luce e paesaggio. Electronic Groove

Una Puglia diversa da quella delle cartoline

C’è infine qualcosa di più ampio nella storia di Badawï.

Per decenni il racconto turistico della Puglia è passato quasi esclusivamente attraverso mare, masserie, trulli, centri storici e gastronomia.

Tutto ancora vero.

Ma esiste ormai anche un’altra Puglia.

Quella che durante l’estate accoglie una scena internazionale legata alla musica elettronica e utilizza luoghi profondamente pugliesi per creare esperienze contemporanee.

Non serve costruire un’imitazione di Ibiza.

Forse la lezione più interessante di Badawï è proprio questa: la Puglia funziona meglio quando non prova a sembrare qualcos’altro.

La cava, la pietra, gli ulivi, il caldo della notte, il cielo che cambia colore alle sei del mattino sono elementi che non possono essere esportati o replicati altrove.

Sono il vantaggio competitivo del luogo.

Season V, cinque anni dopo

Nel 2022 Badawï parlava di nomadi, pellegrini della notte e di una tenda idealmente piantata nella Valle d’Itria. Resident Advisor

Cinque stagioni dopo, quella tenda sembra essere diventata una casa.

La Season V del 2026 ha messo insieme alcuni dei nomi più importanti della scena elettronica internazionale, ma soprattutto ha confermato l’esistenza di un progetto con un’immagine ormai definita.

E forse è questa la vera celebrazione.

Non quella di una singola serata.

Non quella di un singolo DJ.

Ma quella di un’idea che cinque estati fa poteva sembrare quasi folle: prendere una cava pugliese e trasformarla, per qualche notte all’anno, in un luogo verso cui guardasse la club culture internazionale.

Nel 2026 Badawï ha compiuto cinque anni.

E la sensazione è che ormai non sia più necessario spiegare cosa sia.

Basta dire una parola:

Badawï.

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