Maschi Veri 2, intervista Lastrico, Martari, Montanari e Sermonti

Intervista al cast di Maschi Veri 2
Maschi si nasce, uomini si diventa. È questo, in fondo, il cuore di Maschi Veri, la comedy che torna con una seconda stagione disponibile dal 7 ottobre in esclusiva su Netflix, riportando al centro della storia Massimo, Mattia, Riccardo e Luigi, interpretati rispettivamente da Matteo Martari, Maurizio Lastrico, Francesco Montanari e Pietro Sermonti.
La serie continua a interrogarsi con ironia sulle contraddizioni della mascolinità contemporanea, sulle difficoltà degli uomini nel confrontarsi con un cambiamento che riguarda tanto le relazioni quanto la propria identità e sulla possibilità di trovare un nuovo equilibrio senza avere necessariamente tutte le risposte. Del resto, se c’è una definizione che potrebbe racchiudere l’intera seconda stagione, è forse quella suggerita da Matteo Martari: “Non ho capito”.
Ma, prima ancora, bisogna capire che cosa sia davvero un “maschio vero”. E la risposta di Maurizio Lastrico è netta: “Non esiste il maschio vero, è un concetto utopico”. Un’idea che la serie affronta anche attraverso il riferimento alla teoria del maschio alfa, nata dall’osservazione dei lupi e successivamente messa in discussione dallo stesso biologo che l’aveva formulata, dopo aver riconosciuto di aver studiato animali in cattività. “Era tipo il Grande Fratello dei lupi”, scherza Pietro Sermonti, mentre Francesco Montanari aggiunge una considerazione che sembra quasi una provocazione: “Maschio dovrebbe essere più evoluto rispetto a un lupo”.
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È proprio nelle contraddizioni che si muovono i quattro protagonisti. Mattia, interpretato da Lastrico, si trova ancora una volta a rimandare i discorsi importanti, mentre nella sua vita arriva una relazione che deve vivere di nascosto. Per l’attore, però, uno degli aspetti più divertenti è stato lavorare sul rapporto con la figlia del personaggio, che appare più sensibile e matura di lui. “Divertentissimo”, racconta Lastrico. “Il gioco di avere una figlia che è più sensibile, più grande di me, che mi fa da quasi mamma e che poi ho paura di lasciar andare era proprio un gioco attorale stupendo”. Una dinamica che gli ha permesso di portare ancora più in profondità le contraddizioni di Mattia, sempre alle prese con decisioni che fatica ad affrontare davvero.
Se Mattia rimanda, Massimo sembra invece avere trovato una formula tutta sua per prendere tempo: “Non ho capito”. La battuta diventa quasi un mantra del personaggio di Matteo Martari, ma non è necessariamente soltanto uno scudo per evitare il confronto. “È una condizione reale quella del ‘non ho capito’. Può essere uno scudo, un po’ è un dato di fatto. Dipende forse da in che momenti lo dice”. Per l’attore, infatti, dietro quella frase c’è soprattutto un sentimento: “Vorrei aderire a questo cambio, mi piacerebbe essere un uomo migliore, ma non ho capito”.

Una frase che, secondo Pietro Sermonti, potrebbe tranquillamente diventare la vera sinossi della serie. E forse anche il titolo alternativo: “Secondo me il titolo esatto è ‘Non ho capito’”, scherza l’attore. Anche Luigi, il personaggio di Sermonti, parte da una posizione apparentemente più stabile rispetto agli amici. Ha costruito quello che pensava di volere: una moglie, un lavoro, un mutuo, due figli e un altro in arrivo. Eppure, proprio quando sembra avere raggiunto la vita adulta definitiva, avverte di essere rimasto indietro rispetto agli altri.
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A Sermonti fa tenerezza proprio questo aspetto di Luigi: nonostante la sua vita sembri andare bene, il personaggio avverte quel “retrogusto” quando vede i suoi amici realizzati. È qui che entra in gioco anche la competizione tra uomini, quella stessa competizione che la serie prova a mettere continuamente in discussione. “Lui in modo molto fanciullesco e umano sente questa competizione tra maschi. Lui che è lo sfigato del gruppo mi sta molto simpatico quando dice quella roba lì e poi in realtà non ci crede neanche”, racconta Sermonti.
Gli amici, del resto, sono accoglienti e arrivano persino a fargli un regalo, ma alla fine quella che sembrava una questione enorme si rivela qualcosa di molto più piccolo: “Era solo un capriccio che gli era rimasto impigliato”. E proprio questa è forse una delle sorprese più interessanti del personaggio: “Poi lui in realtà è il più risolto dei quattro”, conclude Sermonti. Perché in Maschi Veri 2 il punto non sembra essere diventare finalmente “veri”, ma accettare che non esista una formula definitiva.
Mattia continua a rimandare, Massimo continua a non capire, Luigi scopre checiò che credeva gli mancasse forse non gli manca affatto. E i quattro, nonostante tutto, rimangono insieme: ancora fuori posto, ancora imperfetti, ma più amici che mai.


