Attacco alla base di Ta’if, colpito un Eurofighter italiano: la guerra in Medio Oriente si allarga ancora

Un F-2000 dell’Aeronautica Militare italiana è stato colpito durante gli attacchi contro la base saudita di Ta’if. Nessun militare italiano è rimasto coinvolto. Dietro l’azione risultano esserci gli Houthi dello Yemen, alleati di Teheran. Intanto la crisi tra Stati Uniti e Iran continua a coinvolgere lo Stretto di Hormuz, il Mar Rosso e sempre più direttamente l’Arabia Saudita.
Aggiornato alle 11:30 circa del 18 settembre 2026.
La guerra che da mesi scuote il Medio Oriente ha raggiunto nelle ultime ore anche una base militare nella quale opera personale italiano. Nella notte la base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita, è stata oggetto di diversi attacchi e uno dei velivoli presenti nell’installazione, un F-2000 Eurofighter italiano, è stato colpito.
A confermare l’accaduto è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto. Secondo quanto comunicato dal ministro, nessun militare italiano è rimasto coinvolto e non risultano altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal contingente nazionale. L’Eurofighter si trovava inoltre in una zona decentrata della base al momento dell’impatto.
Crosetto ha spiegato di aver seguito durante la notte l’evoluzione della situazione insieme ai vertici militari e di aver richiesto una nuova valutazione delle condizioni del personale italiano, del quadro operativo e delle possibili opzioni da adottare. Secondo il ministero, misure di sicurezza per proteggere i militari erano già state predisposte nelle scorse settimane.
Non è stato l’Iran direttamente: l’attacco è attribuito agli Houthi
Nelle prime ore successive all’attacco è facile che la distinzione venga persa nel flusso delle breaking news, ma al momento non ci sono elementi per attribuire direttamente a Teheran il raid contro Ta’if.
L’attacco è stato attribuito agli Houthi dello Yemen, gruppo armato sostenuto dall’Iran che negli ultimi giorni ha intensificato l’impiego di droni e missili contro il territorio saudita. Sia la Lega Araba sia il Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno condannato oggi l’attacco Houthi contro Ta’if.
Il legame con la più ampia guerra che coinvolge l’Iran rimane però evidente. Gli Houthi fanno parte della rete di attori regionali vicini a Teheran, ma sostegno politico e militare iraniano non significa automaticamente che ogni singolo attacco sia stato ordinato o condotto direttamente dall’Iran. Per questo parlare semplicemente di “attacco iraniano alla base italiana” sarebbe, allo stato attuale delle informazioni, impreciso.
Perché Ta’if è diventata importante anche per l’Italia
La presenza dell’Eurofighter rende l’episodio particolarmente significativo per Roma.
Il personale italiano presente a Ta’if opera nell’ambito dell’Operazione Inherent Resolve, mentre negli ultimi mesi il dispositivo italiano nella regione è stato adattato al deterioramento della situazione di sicurezza. Il fatto che un velivolo italiano sia stato raggiunto dimostra quanto le forze occidentali e alleate presenti nelle basi del Golfo siano ormai esposte alla crescente diffusione di attacchi condotti con droni e missili.
Non significa però, sulla base delle informazioni disponibili, che l’Italia fosse l’obiettivo specifico dell’attacco. Il velivolo si trovava all’interno di una base saudita sottoposta a raid e non sono emerse finora indicazioni che il F-2000 italiano fosse stato deliberatamente selezionato come bersaglio.
È una distinzione fondamentale anche sul piano politico e militare.
Arabia Saudita e Houthi: il nuovo fronte della guerra
L’attacco di questa notte non è un episodio isolato.
Negli ultimi giorni lo scontro tra Arabia Saudita e Houthi si è intensificato rapidamente. Riad ha effettuato attacchi aerei contro obiettivi nello Yemen, mentre i ribelli hanno risposto colpendo città, infrastrutture e obiettivi sauditi con missili e droni. Reuters riportava già il 17 settembre nuovi scambi di attacchi lungo il confine, mentre più di 100.000 persone sono state costrette a lasciare alcune zone dello Yemen a causa dell’aggravarsi dei combattimenti.
La situazione è diventata particolarmente delicata dopo l’avanzata Houthi lungo la costa yemenita del Mar Rosso. Il gruppo ha conquistato Mokha e alcune isole vicine allo stretto di Bab el-Mandeb, aumentando la pressione su una delle rotte marittime più strategiche del pianeta. Secondo Associated Press, i nuovi combattimenti hanno provocato oltre 125.000 sfollati.
L’Arabia Saudita si trova quindi a fronteggiare una minaccia su più livelli: attacchi contro il proprio territorio, pressione sulle infrastrutture energetiche e una crescente instabilità lungo il Mar Rosso.
Hormuz resta l’altro grande punto critico
Contemporaneamente continua la crisi nello Stretto di Hormuz.
Nelle ultime ore l’Iran ha dichiarato di aver colpito la petroliera Trend, battente bandiera del Togo, sostenendo che la nave avesse tentato di attraversare illegalmente l’area sottoposta alle restrizioni iraniane. Le autorità britanniche per la sicurezza marittima hanno inoltre registrato diversi incidenti nel Golfo.
Il dato forse più significativo riguarda però il traffico navale.
Giovedì solamente quattro navi commerciali per il trasporto di materie prime hanno attraversato Hormuz, contro una media dei dieci giorni precedenti di circa 16. Prima della guerra, attraverso questo stretto transitava una quota vicina a un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas.
In altre parole, due delle principali arterie energetiche del pianeta sono contemporaneamente sotto pressione: Hormuz a est della Penisola Arabica e Bab el-Mandeb a ovest.
Ed è proprio questa combinazione a rendere la crisi attuale molto più pericolosa di un semplice confronto bilaterale tra Washington e Teheran.
Sei mesi di guerra tra Stati Uniti e Iran
Il quadro regionale deriva dal conflitto tra Stati Uniti e Iran che dura ormai da circa sei mesi, dopo l’inizio delle operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran alla fine di febbraio.
I combattimenti hanno progressivamente coinvolto installazioni militari americane nel Golfo, basi in Giordania, navi commerciali, petroliere, infrastrutture energetiche e alleati regionali di entrambe le parti. Reuters descrive oggi una situazione nella quale, nonostante mesi di operazioni militari e pressioni economiche, non si è ancora arrivati a una soluzione politica del conflitto.
Teheran, parallelamente, continua a mostrare di essere in grado di esercitare pressione sul traffico marittimo e sulle basi statunitensi della regione. Il 9 settembre l’Iran aveva nuovamente lanciato missili balistici contro la base di Al-Azraq in Giordania, che ospita forze americane, mentre gli Stati Uniti avevano colpito diverse petroliere iraniane.
Il fronte Houthi rappresenta quindi un ulteriore livello del conflitto, ma non deve essere confuso con un intervento militare iraniano diretto.
Anche il petrolio resta sotto osservazione
Gli effetti della guerra continuano inevitabilmente a riflettersi sui mercati energetici.
Dopo le forti tensioni dei giorni scorsi, venerdì il Brent è sceso di circa il 2%, a 102,68 dollari al barile, mentre il WTI americano si è attestato intorno ai 100,08 dollari. Il calo è stato favorito dalle aspettative di un recupero della capacità saudita di esportazione e dall’aumento delle scorte in diversi mercati.
La diminuzione delle quotazioni non equivale tuttavia a una normalizzazione della situazione: il traffico ridotto attraverso Hormuz e la contemporanea instabilità attorno a Bab el-Mandeb mantengono elevato il rischio di nuove interruzioni delle forniture.
Perché l’attacco di Ta’if cambia il quadro
L’episodio della notte ha soprattutto un valore politico e strategico: dimostra quanto sia diventato difficile confinare la guerra geograficamente.
Iran e Stati Uniti costituiscono il centro del confronto, ma intorno a loro operano ormai numerosi attori: Arabia Saudita, Israele, Houthi, forze occidentali presenti nel Golfo e diversi altri Paesi coinvolti nella protezione delle rotte commerciali.
L’Italia fino a oggi ha mantenuto un ruolo differente da quello delle parti direttamente impegnate nel conflitto. Il fatto che un Eurofighter italiano sia stato colpito non equivale all’ingresso dell’Italia in guerra, né dimostra che l’Italia fosse il bersaglio del raid. Rappresenta però un segnale concreto dei rischi ai quali sono esposti i contingenti presenti nell’area.
Nelle prossime ore saranno quindi importanti soprattutto tre elementi: l’identificazione definitiva della dinamica dell’attacco di Ta’if, l’eventuale risposta saudita e le decisioni del governo italiano sulla protezione e sull’impiego del proprio personale nella regione.
Per ora una cosa appare chiara: la guerra che per mesi ha avuto come epicentro lo scontro tra Washington e Teheran sta producendo fronti sempre più interconnessi, dal Golfo Persico allo Yemen fino al Mar Rosso. E l’Eurofighter italiano colpito nella notte è uno dei segnali più tangibili, per l’Italia, di questa nuova fase della crisi.