“L’intelligenza artificiale non sostituisce l’operatore”, precisa Valentino, “ma lo supporta”. La differenza è tutta qui: passare da una sorveglianza puramente reattiva, che interviene dopo l’evento, a un sistema in grado di intercettare segnali di rischio prima che si traducano in un blocco della circolazione. Negli snodi dove anche un intervento minimo può avere effetti sistemici, il tempo di reazione diventa decisivo.
Non solo telecamere, ma modelli predittivi
Per Giacomo Salvanelli, fondatore e amministratore delegato di MineCrime, il punto centrale non è “la moltiplicazione dei sensori”, ma la capacità di costruire modelli di rischio che permettano di leggere i dati in chiave preventiva. Come spiega lui stesso, “queste grandi realtà, come le Ferrovie dello Stato, hanno un patrimonio informativo gigantesco: immagini, segnalazioni operative, informazioni territoriali”.
L’intelligenza artificiale consente di incrociare queste fonti eterogenee e di “recuperare informazioni su fenomenologie diverse, trasformandole in indicatori di rischio dinamici”. Non si tratta solo di rilevare un evento in corso, ma di “capire pattern ricorrenti, vulnerabilità strutturali, concentrazioni di rischio”, e di anticipare possibili criticità prima che diventino emergenze.
Secondo Salvanelli, l’AI può guidare anche la pianificazione preventiva: “quando devi decidere dove allocare risorse o presidiare un nodo critico, sapere quasi puntualmente quali aree sono più esposte ottimizza gli interventi e il ritorno sugli investimenti”. Non è quindi solo riconoscimento visivo o sorveglianza: “si costruiscono scenari dinamici, si analizzano i dati e si aiutano le aziende a leggere il loro stesso dominio in modo più completo”.
Al tempo stesso, Salvanelli sottolinea i limiti: “la qualità dei dati e la corretta configurazione dei modelli è fondamentale. L’intelligenza artificiale non prende decisioni al posto delle istituzioni, ma fornisce strumenti di supporto più sofisticati per decidere meglio”. E ricorda come, in Europa, l’applicazione di questi sistemi debba sempre confrontarsi con vincoli normativi stringenti, in particolare sul trattamento dei dati personali.
Sicurezza come infrastruttura
I sabotaggi alla rete ferroviaria degli ultimi giorni hanno mostrato quanto i nodi ferroviari siano punti critici non solo dal punto di vista tecnico, ma anche strategico. La risposta istituzionale non si limita a un aumento generico dei controlli, ma punta a costruire una sorveglianza multilivello: presenza fisica, controllo tecnologico, analisi predittiva.
L’idea di fondo è che la sicurezza della rete non sia solo una questione di reazione all’emergenza, ma un’infrastruttura essa stessa, fatta di prevenzione, monitoraggio continuo e capacità di lettura anticipata del rischio.

