L'accordo miliardario tra Meta e Amd è solo l'ultimo esempio del circolo vizioso in cui è intrappolato il settore dell'AI

Negli ultimi anni, Nvidia ha destinato risorse consistenti a società come OpenAI, xAI e CoreWeave, che a loro volta utilizzano i suoi chip nelle proprie infrastrutture per l’intelligenza artificiale. In maniera simile, Microsoft, Google e Amazon – anch’esse clienti di Nvidia – investono in OpenAI e Anthropic, aziende con cui competono in alcuni ambiti ma che restano centrali per ampliare l’uso dei sistemi di AI e generare ricavi.

Questo modello è stato messo in discussione tra gli altri dall’investitore Jim Chanos, che sui social network si è chiesto se non sia contraddittorio che chi vende continui a finanziare chi compra.

Sulla stessa linea, Torsten Slok, economista capo di Apollo Global Management, secondo cui il futuro di Wall Street dipenderebbe in larga misura dalle prospettive di dieci aziende, che finora non hanno dimostrato in modo chiaro la maggior parte dei benefici promessi.

Il rischio è evidente: recentemente le buone performance dell’S&P 500, l’indice che riunisce le 500 principali società quotate negli Stati Uniti, sono state sostenute in primis da un gruppo ristretto di aziende. Una situazione che affida la tenuta del mercato nelle mani di una minoranza che deve ancora dimostrare di saper trasformare le aspettative in risultati concreti.

Oltre Nvidia

Queste preoccupazioni hanno aumentato la pressione degli investitori sulle grandi aziende tecnologiche, spingendole a diversificare i propri rapporti commerciali rispetto a Nvidia.

La relazione che molte società di AI intrattengono con il produttore non si traduce solo in una dipendenza tecnica, ma porta con sé anche il timore di conseguenze finanziarie di ampia portata.

Un segnale in questo senso è arrivato lo scorso anno, quando la società ha registrato uno dei crolli più pesanti della sua storia, innescato dai timori sulla domanda di chip e dalla concorrenza cinese. Nel gennaio 2025, le azioni di Nivida sono scese di oltre il 16%, con una perdita di circa 600 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola giornata, la più grande distruzione di valore mai registrata per una società quotata a Wall Street.

Il crollo ha trascinato con sé l’intero settore tecnologico, incidendo anche sulle performance di Microsoft, Google, Amazon e Meta – clienti chiave che hanno investito miliardi di dollari nelle infrastrutture per l’AI – e sollevando dubbi sulla redditività di queste scommesse nel breve periodo.

Il nuovo accordo tra Meta e Amd conferma che, nonostante la narrazione su una domanda di calcolo in continua espansione nell’era dell’intelligenza artificiale, il capitale resta concentrato in una parte limitata del mercato. E allo stesso tempo mostra come le grandi aziende tecnologiche stiano cercando di ridurre l’egemonia di Nvidia, non solo per contenere i rischi operativi, ma anche per rispondere alla crescente preoccupazione degli investitori.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.

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