Com'è essere Dario Amodei quando in due mesi hai mandato la Borsa in crisi e tieni testa al governo di Trump

In una Silicon Valley in cerca di personalità, Dario Amodei ne ha sfoderata una. “Non possiamo in coscienza accogliere la loro richiesta”, ha scritto in risposta alle pressioni del segretario della Guerra, Pete Hehgseth, affinché Anthropic rimuova due limiti all’uso dei suoi sistemi di AI da parte del governo degli Stati Uniti, pena perdere i contratti miliardari stipulati: quello per accendere programmi di sorveglianza di massa della popolazione e quello per far funzionare armi autonome. La prima applicazione comporta “rischi seri e inediti per le nostre libertà fondamentali”, scrive Amodei. E rispetto alla seconda, aggiunge che i modelli di AI “non sono abbastanza affidabili da governare armi completamente autonome. Non forniremo consapevolmente un prodotto che metta a rischio i combattenti e i civili americani”.

È un no all’amministrazione Trump che non sentivamo da tempo levarsi in modo così netto dalla Silicon Valley. Da tempo non si vedevano che gli inchini di Mark Zuckerberg e Altman, il tifo sfegatato di Elon Musk e Alex Karp (a capo di Palantir), il tardivo omaggio di Tim Cook. Attenzione, Amodei non sta dicendo che ritira la tecnologia. Né che straccia i contratti in essere con l’ex Dipartimento della difesa ribattezzato della guerra. Si oppone solo a due usi che comportano derive autoritarie e rischi altissimi per civili e militari, ma nella coltre di accondiscendenza ai capricci della Casa Bianca si erge come un gigante.

Come ricorda Alfonso Fuggetta nella sua newsletter A bassa voce, la diatriba tra Hegseth e Amodei è anche frutto della deriva accentratrice di Trump. Ci sarebbe un Congresso, negli Stati Uniti, chiamato a decidere quali programma di sicurezza nazionale adottare e che limiti imporre all’impiego di tecnologia, anziché trasformare la faccenda in un duello pubblico. Specie per l’imprenditore che ha bisogno di amici che lo spalleggino.

Da un lato gli altri operatori di AI stanno alla finestra, nell’attesa di capire se riusciranno a sfilare qualche appalto miliardario ad Anthropic. Dall’altro le multinazionali informatiche si leccano le ferite dopo i tonfi a Wall Street a causa del rilascio di aggiornamenti di Claude che colpiscono il loro business. In suo commento, il fondatore di Ion Andrea Pignataro ha calcolato che gli impatti dei rilasci di Claude Cowork e Claude Code sono costati 2.000 miliardi in cadute in Borsa in quindici giorni, tra il 28 gennaio e il 13 febbraio.

Dirà qualcuno: è il mercato, bellezza! Indubbiamente. Un mercato nervoso, a cui basta qualche paginata di racconto distopico, come hanno fatto gli analisti della società Citrini Research, per mandare in fumo un po’ di miliardi a Wall Street. È il mercato che i signori dell’AI esaltano con i nuovi super poteri dei loro modelli un giorno e il giorno dopo ammoniscono dai rischi apocalittici connessi a queste tecnologie. Non è facile essere Dario Amodei neanche in questo caso, perché la responsabilità verso le conseguenze provocate dall’adozione massiccia dell’AI richiede più di megafono con cui annunciare l’Apocalisse. Pretende autocritica e reclama soluzioni.

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