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Colloquio di lavoro con lAI: come funziona la selezione senza recruiter umani

L'interfaccia del colloquio con l'AI di Mercor

L’AI ci ruberà il lavoro? Oggi che la troviamo in quasi ogni aspetto della nostra vita, la risposta non è né univoca né scontata. Fra chi teme uno scenario alla Skynet, e chi “si diverte” a minacciare questa o quella categoria di lavoratori (soprattutto nell’ambito dell’editoria e della grafica) paventando un futuro di disoccupazione e sostituzione totale da parte di queste ultime, si inserisce chi sceglie di approcciarsi al loro uso con curiosità e di accettare serenamente di farci assieme un colloquio di lavoro.

Come funziona il colloquio di lavoro con l’AI

Dopo Epicopilot, il chatbot che aiuta chi è in cerca di impiego a superare i colloqui, era solo questione di tempo prima che alcune aziende iniziassero a utilizzare l’AI non solo per scremare le candidature, ma anche per intervistare i candidati.

L'interfaccia del colloquio con l'AI di Mercor

L’interfaccia del colloquio virtuale della startup Mercor

/ Mercor

Alcune settimane fa ho affrontato una selezione presso Mercor, startup fondata a San Francisco nel 2023 che offre servizi di AI training. Ero sicura che i colloqui sarebbero stati estremamente selettivi e mirati a individuare i migliori professionisti disponibili, ma non trovare nessuno dall’altra parte dello schermo, durante la webcall, è stata un po’ una sorpresa (anche se c’era da aspettarselo).

Il colloquio dura circa 15 minuti (in alcuni casi ve n’è anche un secondo, più lungo) e non ci sono appuntamenti fissati, orari, disdette; quando hai tempo e ti senti pronto per la selezione, ti colleghi al sito, entri nella tua applicazione e fai partire la web interview.

5 motivi per cui l’AI è meglio dei recruiter umani

  • Non ci sono giorni e orari stabiliti: questo si traduce nella massima libertà di fare l’intervista nel momento che ci è più congeniale, senza dover incastrare l’appuntamento fra i nostri impegni. Zero possibilità di arrivare in ritardo o di dover disdire all’ultimo per un imprevisto;
  • L’aspetto fisico, il genere, l’età e l’outfit non contano: il recruiter virtuale non guarderà la nostra apparenza, il genere in cui ci identifichiamo, l’abbigliamento che abbiamo scelto di indossare, o che potevamo permetterci di avere. L’unica cosa a essere valutata è la nostra professionalità;
  • Solo domande pertinenti: il colloquio inizia con domande attinenti al CV che è stato caricato sulla piattaforma e che il programma ha già analizzato, trovando le attività che sono più attinenti al lavoro per cui ci stiamo candidando. Niente quesiti sul nostro stato di famiglia, presente e/o futuro;
  • Ascolto attivo: dopo aver registrato la risposta a ogni quesito, l’AI ragiona su cosa abbiamo detto e indaga gli elementi che ritiene più interessanti. La parte centrale dell’intervista non è un interrogatorio, ma un approfondimento sulle nostre attività e su come abbiamo deciso di realizzarle;
  • Feedback, feedback e ancora feedback: dietro a ogni spiegazione data, a ogni ragionamento umano condiviso, il programma fornisce diversi feedback, che aiutano a rendere più costruttiva l’intervista;
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