Elena Radonicich e Kel Giordano, intervista per Estranei

Elena Radonicich e Kel Giordano, intervista per Estranei
In Estranei, il ritorno a casa può trasformarsi nell’occasione per fare i conti con ciò che si è cercato di lasciarsi alle spalle. La nuova serie crime di Rai 2 e RaiPlay, in onda dal 9 ottobre 2026 in quattro serate, racconta una comunità attraversata da segreti, pregiudizi e tensioni, ma anche la possibilità di costruire legami oltre le differenze culturali. Al centro della storia ci sono Laura Macchi, interpretata da Elena Radonicich, e Bisan Singh, a cui presta il volto Kel Giordano: due personaggi molto diversi, accomunati dalla necessità di affrontare il proprio passato.
Ambientata a Correggio, nella pianura emiliana, la serie prende il via dalla scomparsa di Camilla e Manraj, due giovani innamorati appartenenti a comunità differenti. Le indagini coinvolgono Laura, carabiniera negoziatrice tornata nel paese natale per assistere il padre malato, e Bisan, cugino di Manraj, rientrato dopo anni trascorsi nella Legione straniera. Un caso criminale che diventa anche il punto di partenza per raccontare identità, appartenenza e difficoltà di riconoscersi negli altri.

Estranei, Elena Radonicich racconta la complessità di Laura Macchi
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A colpire Elena Radonicich è stata innanzitutto la complessità della protagonista, una donna che non cerca necessariamente di piacere e che mette in discussione le aspettative del pubblico. “Mi ha attirato la sua complessità. È un ruolo molto articolato, non compiacente né nei confronti degli altri personaggi né del pubblico”, racconta l’attrice, sottolineando come la scrittura della serie lavori su più livelli, dalla costruzione dell’indagine alla stratificazione psicologica dei personaggi.
Laura è una professionista abituata a gestire situazioni estreme attraverso la comunicazione, cercando di comprendere le persone prima che la paura lasci spazio alla violenza. Una capacità che, per Radonicich, va oltre il suo ruolo di negoziatrice e diventa un modo di stare al mondo. “Ha questa capacità di comunicare con l’altro da sé e il desiderio, la volontà di comprenderlo veramente e di cercare una soluzione. È una grande diplomatica”.
Laura e la forza di comprendere l’altro
In un contesto in cui l’aggressività può diventare una reazione alla paura, Laura continua a cercare un punto di incontro. “Il personaggio di Laura Macchi non ha ancora gettato la spugna, ma sa che l’umano è ovunque e lo cerca, e molto spesso lo trova”. È proprio questa fiducia nella possibilità di riconoscere l’umanità dell’altro a rendere il personaggio particolarmente significativo per l’attrice, che vede in questo atteggiamento una forma di coraggio e di forza.
La riflessione si allarga così al cuore tematico di Estranei: la convivenza tra comunità diverse e il lavoro necessario per renderla possibile. La serie racconta una realtà che, secondo Radonicich, è ancora poco conosciuta da una parte del pubblico italiano, mostrando un esempio di integrazione positiva senza nasconderne le difficoltà. “È un’illusione l’idea che, una volta fatta una cosa, vada da sola. Serve l’intenzione di tutti, la volontà di tutti”.
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Per l’attrice, il valore del racconto sta proprio nella capacità di mostrare quanto sia importante preservare e alimentare questo equilibrio, anziché darlo per scontato. “Vale la pena combattere perché quella cosa lì arricchisce il tessuto sociale, arricchisce le persone, rende la comunità un posto migliore”. Una prospettiva che si intreccia con la vicenda investigativa e con i pregiudizi che attraversano Correggio, dove la scomparsa dei due ragazzi fa riaffiorare tensioni e rivalità.
Kel Giordano racconta Bisan: la forza e le fragilità del personaggio
Se Laura cerca il dialogo, Bisan rappresenta un approccio quasi opposto. La sua esperienza nella Legione straniera ne ha condizionato profondamente il carattere, rafforzando un’indole impulsiva e una fiducia nella propria forza fisica che rischiano di impedirgli di riconoscere le sue fragilità. “Al contrario di Laura, lui non è un diplomatico, per nulla”, spiega Kel Giordano. “È molto irruento e così convinto della forza che ha da non essere neanche troppo preoccupato che questo rientro a casa possa in qualche modo scuoterlo. Cosa che invece non è così”.
Bisan torna a Correggio per cercare il cugino scomparso, rispondendo alla richiesta della madre, ma il ritorno lo costringe a confrontarsi con una realtà da cui si era allontanato. La sicurezza che mostra inizialmente non racconta tutta la sua storia: dietro l’energia e l’impulsività si nasconde una persona che deve ancora fare pace con sé stessa e con i rapporti familiari rimasti in sospeso.
È proprio nel contrasto tra queste due dimensioni che Giordano individua il nucleo del personaggio. “Da lì verrà fuori tutta la sua umanità, tutta la sua fragilità”. E aggiunge che sono proprio “la fragilità e anche questa forza, questa energia molto fisica” a renderlo “un ossimoro potente”.
Laura e Bisan affrontano quindi il ritorno alle proprie origini con strumenti diversi: lei cerca di comprendere, lui reagisce; lei prova a disinnescare il conflitto, lui sembra pronto ad affrontarlo direttamente. Entrambi, però, devono scoprire che la forza non coincide necessariamente con il controllo e che riconoscere le proprie debolezze può essere il primo passo per superarle.
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Attraverso le loro storie, Estranei affianca alla componente crime un racconto più intimo sul rapporto tra individuo e comunità. La ricerca dei due ragazzi scomparsi diventa l’occasione per mettere in discussione le certezze dei protagonisti e interrogarsi su ciò che permette a persone con esperienze e origini differenti di convivere. Perché, come suggerisce la riflessione di Radonicich, comprendere l’altro non significa semplicemente tollerarlo: significa scegliere di non fermarsi alla paura e riconoscere che le differenze, quando vengono coltivate anziché respinte, possono diventare una risorsa per tutti.

