A oltre quarantacinque anni dall’uscita, uno dei film della saga di Star Wars continua a occupare un posto speciale nell’immaginario collettivo: per molti è ancora oggi il vertice assoluto del franchise e non soltanto tra i fan cresciuti con la trilogia originale. Anche la critica lo richiama spesso come uno dei grandi titoli della fantascienza moderna. Parliamo di L’Impero colpisce ancora, che dopo tutto questo tempo viene ancora ricordato per lo stesso moemnto: il colpo di scena in cui Darth Vader svela a Luke Skywalker di essere suo padre. Un momento potentissimo, certo, ma che finisce per “coprire” il resto, come se il film si esaurisse lì e non in tutto ciò che ha fatto per trasformare Star Wars in qualcosa di più grande.
Quando è arrivato nelle sale nel 1980, il secondo capitolo della saga si è inserito in un periodo di evoluzione per il genere. Dopo l’exploit di Star Wars nel 1977, George Lucas ha scelto di ampliare il proprio universo non solo sul piano della spettacolarità, ma soprattutto su quello della densità narrativa. Affidando la regia a Irvin Kershner, il film ha lasciato alle spalle parte della leggerezza e dell’innocenza del primo episodio e ha imboccato una strada più adulta: toni più cupi, atmosfera più consapevole, emozioni più complesse. L’avventura è rimasta, ma è stata attraversata da un senso di inquietudine e di perdita; l’azione ha convissuto con l’introspezione. In questo equilibrio, il mondo di Star Wars è diventato più articolato e credibile, e perfino la tradizionale divisione tra Bene e Male è apparsa meno netta: non più poli assoluti, ma manifestazioni di una stessa forza che ha permeato ogni essere vivente.
La rivelazione finale ha segnato generazioni di spettatori, ma è stata soltanto la superficie di un lavoro molto più profondo. Il vero impatto de L’Impero colpisce ancora è stato nel modo in cui Lucas e Kershner hanno allargato la mitologia della saga e ne hanno fissato i pilastri. È qui che sono entrati in scena elementi destinati a diventare fondamentali: il Maestro Yoda, l’elaborazione della Forza come filosofia, l’idea stessa di un destino Jedi che ha gravato sul protagonista. Le sequenze ambientate nelle paludi di Dagobah, durante l’addestramento di Luke, sono state lo snodo in cui Star Wars ha smesso di essere soltanto un racconto d’avventura nello spazio e ha acquisito una dimensione spirituale. La saga ha trovato una voce più profonda, legata ad archetipi universali e a conflitti interiori che hanno parlato anche oltre i laser e le astronavi.
A rendere il film uno spartiacque ha contribuito anche la sua forza sul piano tecnico e stilistico. Il ritmo è stato più serrato, gli effetti visivi sono stati spinti in modo innovativo e la regia è riuscita a tenere insieme spettacolo e intimità, alternando set pieces memorabili a momenti più raccolti. Dall’incontro tra la visione di Lucas e la sensibilità di Kershner è nato un racconto essenziale, compatto, senza orpelli: ogni scena è sembrata pensata per alimentare tensione e significato. È stato un esempio di cinema di genere che non ha rinunciato alla complessità e che ha lasciato un’impronta riconoscibile per decenni, influenzando film successivi da Blade Runner a Ritorno al futuro. E poi ci sono stati i personaggi che sono entrati nell’universo di Star Wars proprio qui: Yoda, Boba Fett, Lando Calrissian. Figure destinate a diventare iconiche, capaci di aggiungere sfumature morali e culturali e di allargare ulteriormente l’orizzonte del mondo creato da Lucas, che infatti ha continuato ancora oggi a espandersi.
Per questo, il valore de L’Impero colpisce ancora non si è esaurito nel colpo di scena che tutti hanno citato. Il suo merito più grande è stato aver dato a Star Wars un’anima, una profondità e un senso di destino che prima erano stati solo accennati, trasformando la space opera in un mito cinematografico vero e proprio. Forse, dopo 45 anni, è stato anche il caso di ricordarlo soprattutto per questo.
Leggi anche: Star Wars, il suono delle spade laser è stato creato con un oggetto che tutti abbiamo in casa
© RIPRODUZIONE RISERVATA


