Sylvester Stallone ha recitato in un solo horror, ma gli ha quasi distrutto la carriera

Sylvester Stallone può vantare una carriera tra le più prestigiose della storia di Hollywood, che gli ha consentito di legare il suo nome ad alcuni dei personaggi più famosi della storia del cinema. Il protagonista di Rocky e Rambo ha tuttavia attraversato anche periodi molto difficili segnati da clamorosi tonfi al box office che, a un certo punto, sembravano averne irrimediabilmente offuscato del tutto la stella.

Uno dei più difficili è stato sicuramente quello dei primi anni 2000, periodo che vide Stallone determinato a cimentarsi in progetti e generi a lui sconosciuti al fine di catturare l’attenzione di una nuova generazione di pubblico. Nel 2001, dopo il fallimentare Driven che lo vede coinvolto anche come produttore e sceneggiatore, la star decide infatti di volgere lo sguardo al mondo del thriller e degli horror accettando di prendere parte a D-Tox, thriller slasher diretto da Jim Gillespie, già regista di So cosa hai fatto.

Il progetto mostrava tutta la sua ambizione a partire dai grandi nomi reclutati nel cast i quali – oltre a Stallone – vedevano Charles S. Dutton, Courtney B. Vance, Jeffrey Wright, Tom Berenger, Kris Kristofferson, Stephen Lang, Robert Patrick e molti altri. Il tutto supportato dal consistente budget di ben 55 milioni di dollari messo a disposizione dalla Universal.

In D-Tox Stallone interpreta Jake Malloy, agente dell’FBI sulle tracce di un serial killer che prende di mira poliziotti. Quando l’assassino uccide la sua compagna, Malloy precipita in una spirale di alcolismo e viene ricoverato in una clinica di disintossicazione per agenti di polizia, isolata tra le montagne del Wyoming. Un luogo che diventa tuttavia teatro di un incubo quando gli ospiti iniziano a essere eliminati uno dopo l’altro, mentre fuori imperversa una violenta tempesta di neve che li taglia fuori dal mondo.

Sulla carta il film avrebbe dovuto porsi come un avvincente thriller a tinte horror per il grande pubblico e capace di intercettare anche l’interesse degli appassionati del genere. Ad ogni modo, il risultato finale fu ben lontano dalle aspettative dello studio e dei produttori. Al netto delle sue intenzioni più spiccatamente horror, D-Tox si pone come un classico giallo ambientato in un luogo tanto suggestivo quanto avverso e isolato. Tuttavia, il film è afflitto da personaggi poco incisivi e da una tensione che stenta a decollare. Tutti fattori rivelatori di una produzione più che travagliata.

Dopo l’addio del produttore originale del film lo studio, preoccupato dall’aumento dei costi, impose alcune scelte che finirono per creare un clima sempre più teso. Il primo montaggio non convinse nessuno, portando a ulteriori riprese aggiuntive e a una lunga e difficile post-produzione in cui fu coinvolto persino Ron Howard. Pochi anni dopo, nel 2006, Sylvester Stallone fece luce sui problemi a cui dovettero far fronte sul set nel corso di un’intervista rilasciata a Ain’t It Cool News:

Per qualche ragione sconosciuta il produttore originale si ritirò e il film fu immediatamente considerato merce danneggiata; quando terminammo le riprese c’erano problemi sul set a causa di eccessi e preoccupazioni di natura creativa tra il regista e lo studio. Lo studio lo lasciò sullo scaffale per molti mesi e dopo oltre un anno si decise a dare il via a delle riprese aggiuntive. L’abbiamo proiettato, è stato testato, Ron Howard è stato coinvolto nella supervisione di parte della post-produzione… ma il film aveva l’odore della morte. In realtà, se alzavi lo sguardo, potevi vedere avvoltoi di celluloide volteggiare mentre giacevamo lì morenti sul pavimento del distributore. Una nota divertente: era buffo, quando i camionisti ci accoglievano all’aeroporto avevano davanti un cartello con la scritta DETOX, e a tutti questi attori come Kris Kristofferson, Tom Berenger e me sembrava di andare più in riabilitazione che a fare le riprese di un film.”

La Universal decise infine di accantonare la distribuzione del film nelle sale americane facendolo uscire direttamente in DVD, mentre arrivò nelle sale per il mercato internazionale. D-Tox rischiò fortemente di mettere la parola fine alla carriera di Stallone per come la conoscevamo, soprattutto dopo i flop del sopracitato Driven e del precedente La vendetta di Carter.

Nei quattro anni successivi la sua stella sembrava ormai essersi del tutto spenta, almeno fino a quando non gli corse in soccorso il suo personaggio più amato, Rocky. Nel 2006 vide infatti la luce Il sesto capitolo della saga, Rocky Balboa, il quale si rivelò una vera catarsi personale per l’attore, regalando inoltre ai fan il toccante e meritato commiato del suo alter ego più iconico. Il successo del film rivitalizzò la carriera di Sylvester Stallone, il quale riacquistò così una credibilità e un prestigio che sembravano ormai essere stati irrimediabilmente compromessi.

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Foto: MovieStillsDB

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