C’è un film che, per un’intera generazione, non è stato soltanto un appuntamento al cinema ma un piccolo rito di passaggio: Pokémon: Il film, uscito nel 1998, è diventato in fretta un cult capace di fotografare l’epoca d’oro del fenomeno nato nel 1996. È il capitolo che ha portato sul grande schermo l’energia dell’anime, l’affetto per Ash e Pikachu e quella sensazione di avventura più grande della TV, con un tono sorprendentemente più ambizioso di quanto molti ricordino. Eppure, a distanza di anni, dietro a quella visione “classica” che tanti fan occidentali hanno conservato nella memoria, si è nascosto un dettaglio che ha cambiato parecchio il modo di leggere uno dei personaggi più iconici della saga.
La versione inglese del film, infatti, è arrivata nelle sale dopo tagli significativi, e il più rilevante ha riguardato proprio Mewtwo. Non si è trattato di una semplice limatura, ma della rimozione di un intero segmento iniziale: circa dieci minuti di retroscena che, nella versione giapponese originale, hanno aperto il film e che negli Stati Uniti sono stati poi conosciuti come “La storia integrale dell’origine di Mewtwo”. Un taglio che ha avuto un effetto immediato sulla percezione del personaggio: invece di un antagonista segnato da un passato complesso e doloroso, il pubblico del primo doppiaggio inglese si è trovato davanti a una figura più facilmente leggibile come “villain”, spinta soprattutto dal risentimento verso l’umanità.
Nella versione giapponese, quell’apertura ha servito a mettere subito a fuoco il punto centrale: Mewtwo non è nato dal nulla e non è stato soltanto un’arma. La sua origine è stata legata in modo diretto agli esseri umani e a un legame emotivo. La storia ha raccontato che Mewtwo è stato creato da uno scienziato che ha usato il piano di Giovanni — clonare Mew — con un obiettivo personale e devastante: ha tentato di riportare in vita la figlia morta, Amber. È qui che è entrata in scena Ambertwo, il clone di Amber, e con lei anche le versioni clonate dei tre starter di Kanto. In altre parole, Mewtwo non è cresciuto “da solo”: è maturato accanto a compagni che sono diventati parte della sua quotidianità e, grazie alle sue capacità telepatiche, ha condiviso con loro ricordi e momenti affettuosi, quasi domestici, lontanissimi dall’immagine minacciosa che molti associano al personaggio.
Il cuore del segmento, però, è stato anche ciò che lo ha reso particolarmente cupo per i canoni del franchise. I cloni che hanno circondato Mewtwo sono finiti per morire a causa di difetti nel processo di clonazione. È stato un passaggio che ha lasciato il Pokémon Leggendario spezzato e traumatizzato, e che ha preparato in modo molto più netto la sua ribellione violenta all’inizio del film: non un’esplosione improvvisa di odio, ma l’esito di una perdita ripetuta e di un’infanzia segnata dall’assenza di controllo sul proprio destino.
Il contrasto con il resto della storia è stato evidente: Pokémon: Il film è famoso per la sua vena esistenziale, ma quei dieci minuti avrebbero spinto ancora più in là i confini rispetto a ciò che la serie animata ha proposto di solito. Anche perché, nel mondo Pokémon sono stati soprattutto i Pokémon a morire, mentre i trainer — e in particolare i bambini — sono morti raramente; la vicenda di Amber, pur collocata prima degli eventi del film, è rimasta comunque un’eccezione significativa nel tono generale della saga.
Il paradosso è che proprio quel contesto ha reso più forte anche l’evoluzione successiva di Mewtwo: la sua “svolta” verso la pace, sul finale, ha acquistato un peso diverso se lo spettatore ha visto da dove è arrivato davvero il suo dolore. E ha cambiato anche la lettura di alcune scelte narrative: il film ha mostrato Mewtwo creare cloni di Venusaur, Blastoise e Charizard, e senza quel prologo si è perso il sottotesto secondo cui quel gesto è stato anche un tentativo di recuperare, in qualche forma, i legami perduti dell’infanzia.
La versione non modificata dell’origine di Mewtwo è stata inclusa in diversi doppiaggi inglesi ufficiali successivi alla prima uscita cinematografica e aggiunta ai contenuti extra del DVD anche in Italia. Un modo, tardivo ma concreto, per restituire al film e al suo personaggio più emblematico quella complessità che, fin dall’inizio, è stata parte integrante del progetto.
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