L’uscita di Avatar: Fuoco e Cenere, prevista tra appena due giorni (17 dicembre), arriva accompagnata da un’attesa che va oltre il semplice evento cinematografico. Ogni nuovo capitolo della saga di James Cameron non è soltanto un film, ma una promessa di immersione totale, un ritorno in quel mondo in cui lo spettacolo si fonde con l’emozione e il grande cinema torna a parlare una lingua primordiale fatta di immagini, corpi, acqua, fuoco e sentimenti. In un’industria che spesso sembra ripiegarsi su se stessa, l’arrivo di un nuovo Avatar porta con sé la sensazione rara di trovarsi davanti a qualcosa che chiede tempo, attenzione, abbandono. Ed è forse proprio per questo che, mentre il conto alla rovescia scorre, può avere senso fermarsi un momento e prepararsi emotivamente a ciò che sta per arrivare.
A offrire questa possibilità è I See You – La via dell’acqua, la prima monografia italiana su James Cameron dopo oltre un decennio di silenzio editoriale, firmata da Matteo Maino e pubblicata da Bakemono Lab nella collana Eiga. Il libro, con prefazione di Chiara Guida e uscito a maggio 2025, non nasce come una guida tradizionale alla filmografia del regista, né come un saggio accademico destinato a pochi addetti ai lavori. È piuttosto un viaggio, un’immersione che sceglie di partire dalle immagini e dalle emozioni, seguendo un percorso tematico e fluido che rifiuta l’ordine cronologico per cercare connessioni più profonde tra i film di Cameron, da Terminator ad Avatar, da Titanic a True Lies – dei quali lo stesso regista ci ha parlato nell’intervista che trovate in copertina su Best Movie di dicembre.
Maino è arrivato a questo libro dopo un percorso da critico e redattore e con un rapporto personale molto forte con il cinema di Cameron. Lo racconta apertamente quando ricorda che «da bambino guardavo a ripetizione Terminator 2: Il giorno del giudizio, ancor prima di sapere chi fosse James Cameron», e che Titanic resta ancora oggi uno dei suoi «film della vita». Ma è soprattutto scoprendo il dietro le quinte di Avatar che si è acceso qualcosa di più profondo, un’attrazione per «la sua visione del cinema, il suo modo di farlo».
Al centro di I See You c’è proprio questo sguardo. Come spiega l’autore, «il cinema di Cameron è un cinema che si basa sullo sguardo, come spettacolo da grande schermo, e sul vedere, soprattutto dal punto di vista emotivo». Non a caso il titolo richiama quel «Io ti vedo» che nella lingua Na’Vi significa comprendere davvero l’altro, guardare oltre l’apparenza, empatizzare. Un concetto che vale tanto per il cinema quanto per la vita, e che diventa la chiave emotiva del libro.
L’approccio di Maino rifiuta l’idea di una critica distante o giudicante. Per lui «fare critica non dovrebbe essere un’azione il cui scopo è quello di arrivare a pochi eletti», ma un modo per interessare, coinvolgere, offrire strumenti e prospettive senza mai perdere il contatto con il pubblico. La semplicità del linguaggio, che «non significa superficialità del contenuto», diventa così una scelta etica prima ancora che stilistica. I film di Cameron, spiega, lavorano «più sul cuore che sulla testa» e usano «la forza primigenia del cinema: le immagini». È un cinema di emozioni, e le emozioni sono ciò che ci fa sentire vivi.
In questo senso, I See You è anche un libro profondamente personale. Un saggio che utilizza il cinema per parlare di noi, del nostro bisogno di storie, di quel continuo scambio di energia che si crea tra lo spettatore e lo schermo. Maino spera che, una volta arrivato all’ultima pagina, il lettore possa provare «una sensazione di luce e aria, una volta tornati a galla, dopo essere sprofondati in un nero abisso». È un’immagine che dialoga perfettamente con il cinema di Cameron e con ciò che Avatar: Fuoco e Cenere promette di essere.
In attesa di tornare su Pandora, questo libro non è soltanto una lettura di accompagnamento, ma un modo per sintonizzarsi emotivamente con un autore, Cameron, che continua a parlare al nostro sguardo e al nostro cuore. Un viaggio che non anticipa il film, ma prepara lo spettatore a sentirlo davvero e che vale la pena di fare per cogliere al meglio tutte le emozioni di questa grande opera.
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