2 Ottobre 2026 0:18
VISIONEDIGITALE / STORIE01.10.2026

Alex Schwazer cambia strategia: chieste le controanalisi sul nuovo caso doping. Cosa succede adesso

Nuovo capitolo nel caso Alex Schwazer. Il marciatore altoatesino ha deciso di chiedere l’apertura e l’analisi dei campioni B relativi al controllo antidoping effettuato in Germania il 26 aprile 2026. Una scelta che modifica la posizione annunciata nei mesi scorsi e che potrebbe diventare decisiva per stabilire cosa sia realmente accaduto.

La storia sportiva di Alex Schwazer torna ancora una volta a passare attraverso un laboratorio antidoping.

Ma l’ultima notizia introduce un elemento nuovo e tutt’altro che secondario.

Schwazer ha infatti deciso di chiedere formalmente l’apertura e l’analisi dei campioni B, vale a dire le controanalisi relative al controllo effettuato il 26 aprile 2026, durante una competizione di marcia in Germania.

Fino a poche settimane fa la posizione dell’atleta era diversa.

Schwazer aveva dichiarato di non voler procedere con le controanalisi se non fosse stato esaminato anche un ulteriore campione di urina residua raccolto in occasione dello stesso controllo.

Adesso quella condizione è stata abbandonata.

E il caso entra quindi in una fase nuova.

Cosa è successo ad Alex Schwazer nel 2026

La vicenda nasce durante i Campionati tedeschi di marcia su strada, disputati il 26 aprile.

A giugno l’Agenzia nazionale antidoping tedesca, la NADA, ha comunicato di aver avviato un procedimento nei confronti di Schwazer per una possibile violazione delle norme antidoping.

Secondo quanto reso noto in quell’occasione, sarebbero state rilevate tracce di eritropoietina, l’EPO, nei campioni prelevati all’atleta. Schwazer è stato quindi sottoposto a una sospensione cautelare, successivamente recepita anche dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera. RaiNews

È importante sottolineare proprio questo aspetto.

La sospensione attualmente in vigore è cautelare e il procedimento antidoping non può essere confuso con una decisione definitiva sulla responsabilità dell’atleta.

La nuova richiesta di analizzare il campione B diventa quindi particolarmente rilevante.

Schwazer: «Non ho assunto EPO»

Fin dall’annuncio del nuovo caso, Schwazer ha respinto l’accusa.

Durante la conferenza stampa convocata a giugno, il campione olimpico di Pechino 2008 aveva dichiarato di non aver assunto eritropoietina.

Ma aveva aggiunto qualcosa che aveva sorpreso molti osservatori.

Dopo anni di procedimenti, perizie, ricorsi e battaglie giudiziarie legate soprattutto alla controversa vicenda del 2016, Schwazer aveva spiegato di non avere più la forza di affrontare un’altra lunga battaglia.

Aveva quindi annunciato che non si sarebbe difeso nello stesso modo in cui aveva fatto in passato. Sky Sport

Una posizione apparentemente definitiva.

Che però nelle settimane successive ha iniziato a evolversi.

La questione della “terza provetta”

Il punto centrale della discussione era diventato quello che è stato definito mediaticamente come la “terza provetta”.

Schwazer e la sua difesa avevano chiesto che, insieme ai campioni destinati alle controanalisi, venisse esaminata anche una quantità di urina residua proveniente dal controllo del 26 aprile.

L’obiettivo era effettuare ulteriori verifiche sul materiale biologico.

La NADA tedesca aveva però respinto questa richiesta, spiegando che l’analisi dell’urina residua non rientrava nelle procedure previste e che, per quel materiale, non esisteva una chain of custody conforme agli standard antidoping.

La catena di custodia serve a documentare in maniera continua chi abbia avuto in consegna un campione, dove sia stato conservato e come sia stato trattato.

Per questo motivo la NADA aveva stabilito che la controanalisi avrebbe riguardato i normali campioni B, ma non l’urina residua richiesta dalla difesa. ANSA.it

Schwazer, inizialmente, aveva reagito rinunciando alle controanalisi.

La sua posizione era sostanzialmente: senza l’esame anche di quel materiale, non aveva fiducia sufficiente nel procedimento.

Ora Schwazer cambia idea

Ed è proprio qui che arriviamo alla novità del 1° ottobre.

L’avvocato Gerhard Brandstätter, storico legale dell’atleta, ha comunicato che Schwazer ha accettato di procedere con l’apertura e l’analisi dei campioni B anche senza l’esame dell’urina residua.

Secondo quanto riferito dal legale alla Südtiroler Tageszeitung, Schwazer era inizialmente contrario.

Sono stati i suoi stessi legali a convincerlo a presentare la richiesta.

La scelta non significa che Schwazer abbia cambiato posizione sulla propria innocenza o che abbia improvvisamente riacquistato fiducia nel sistema antidoping.

Significa però una cosa molto concreta:

il risultato iniziale verrà sottoposto a una verifica analitica attraverso il campione B. ANSA.it

Ed è probabilmente il passaggio più importante avvenuto dall’inizio della vicenda.

Cosa sono le controanalisi

Nei controlli antidoping il campione dell’atleta viene normalmente suddiviso in due parti.

Il campione A viene analizzato per primo.

Se produce un risultato analitico avverso, l’atleta può chiedere che venga aperto e analizzato anche il campione B.

Lo scopo è verificare il risultato ottenuto dalla prima analisi.

Non si tratta quindi semplicemente di ripetere lo stesso test sullo stesso materiale: il campione B rappresenta la seconda parte sigillata del prelievo effettuato durante il controllo.

Per il caso Schwazer questo significa che le prossime analisi possono determinare una svolta sostanziale.

Cosa può succedere adesso

Gli scenari fondamentali sono due.

Se il campione B confermasse il risultato del campione A, il procedimento antidoping proseguirebbe sulla base di una positività analiticamente confermata. A quel punto inizierebbe la fase in cui vengono valutate responsabilità, eventuali contestazioni procedurali e conseguenze disciplinari.

Se invece il campione B non confermasse il risultato iniziale, il quadro cambierebbe radicalmente.

Proprio per questo parlare oggi di una terza condanna per doping sarebbe scorretto.

Esiste una contestazione, esiste una sospensione cautelare ed esiste un risultato sul campione A, ma il procedimento non è ancora arrivato alla sua conclusione.

Perché il passato di Schwazer rende tutto più complesso

È impossibile comprendere questa vicenda senza ricordare ciò che è successo negli ultimi quattordici anni.

Ma bisogna distinguere con precisione i diversi casi.

Il 2012

Nel 2012 Schwazer risultò positivo all’EPO prima delle Olimpiadi di Londra.

In quel caso l’atleta ammise l’utilizzo della sostanza dopante.

È un fatto che Schwazer non ha mai negato.

Il 2016

Completamente diversa è la vicenda del 2016.

Schwazer risultò positivo a metaboliti del testosterone e venne successivamente squalificato dalla giustizia sportiva per otto anni.

L’atleta ha sempre negato di essersi dopato in quell’occasione.

Il procedimento penale italiano portò nel 2021 all’archiviazione nei suoi confronti “per non aver commesso il fatto”.

Il Gip del Tribunale di Bolzano arrivò a ritenere, nell’ordinanza, che vi fosse un elevato grado di credibilità razionale sul fatto che i campioni fossero stati alterati per far risultare Schwazer positivo. Giurisprudenza Penale

La decisione della magistratura italiana, però, non cancellò automaticamente la squalifica sportiva.

Il TAS e successivamente la giustizia svizzera non modificarono infatti il provvedimento disciplinare che rimase in vigore fino al 2024. www.fidal.it

È proprio questa differenza tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva ad aver alimentato per anni il caso Schwazer.

Il ritorno alle gare sembrava aver chiuso un capitolo

Ed è anche per questo che quanto accaduto nel 2026 ha avuto un impatto così forte.

Terminata la squalifica, Schwazer era tornato a gareggiare.

Nel settembre 2025 aveva percorso i 10.000 metri di marcia in 38:24.07, migliorando addirittura il proprio vecchio primato personale e ottenendo una delle migliori prestazioni italiane di sempre sulla distanza.

Nel marzo 2026 aveva poi partecipato ai Campionati italiani della nuova mezza maratona di marcia.

A 41 anni sembrava quindi essersi aperto un ultimo capitolo sportivo completamente diverso: non più la rincorsa olimpica, ma il ritorno alle competizioni dopo la fine della lunga squalifica.

Poche settimane dopo è arrivato invece il controllo effettuato in Germania.

Un caso in cui servono prudenza e fatti

La storia di Schwazer produce inevitabilmente reazioni molto forti.

Per alcuni pesa soprattutto il precedente del 2012, quando l’atleta ammise di aver fatto uso di EPO.

Per altri pesa invece quanto stabilito dal Tribunale di Bolzano sulla controversa vicenda del 2016.

Ma nessuno dei due episodi può stabilire automaticamente cosa sia successo nel 2026.

È questo il punto che rischia di perdersi nel racconto pubblico della vicenda.

Il fatto che Schwazer si sia dopato nel 2012 non dimostra che lo abbia fatto nel 2026.

Allo stesso modo, le gravissime anomalie individuate dalla magistratura italiana nel caso del 2016 non dimostrano che anche il nuovo controllo sia necessariamente irregolare.

Il nuovo procedimento deve essere valutato sulla base dei nuovi campioni e delle nuove prove.

E per la prima volta da giugno potrebbe esserci presto un elemento decisivo.

Tutto passa dal campione B

La decisione presa da Alex Schwazer e dai suoi legali riapre quindi una partita che sembrava destinata a chiudersi senza controanalisi.

Il marciatore continua a dichiararsi innocente.

La NADA tedesca mantiene il proprio procedimento.

La sospensione cautelare resta in vigore.

Ma adesso il campione B verrà analizzato.

E sarà proprio quel risultato a determinare il prossimo capitolo di una storia sportiva che, a distanza di oltre quattordici anni dal primo caso doping, continua incredibilmente a ruotare intorno alle stesse domande.

Questa volta, però, prima di arrivare a una conclusione c’è una cosa molto semplice da fare:

aspettare le controanalisi.

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FINE / 2026Uno sguardo curioso sul presente.