Maurizio Cattelan mette in vendita due sue opere a 1.500 euro: come funziona il “draw” di Avant Arte

Due delle immagini più riconoscibili dell’universo artistico di Maurizio Cattelan diventano per la prima volta edizioni da collezione. Si tratta di Novecento e Not Afraid of Love, proposte da Avant Arte al prezzo di 1.500 euro ciascuna attraverso un sistema di estrazione, il cosiddetto “draw”. E, come spesso accade con Cattelan, dietro oggetti apparentemente semplici si nasconde molto di più.
Un cavallo sospeso nel vuoto e un piccolo elefante nascosto sotto un lenzuolo.
Bastano queste due immagini per riconoscere il linguaggio di Maurizio Cattelan, artista italiano capace come pochi altri di trasformare immagini assurde, ironiche o persino disturbanti in opere entrate nell’immaginario dell’arte contemporanea.
Ora due dei suoi lavori storici tornano in una forma completamente nuova.
La piattaforma internazionale Avant Arte ha infatti presentato le edizioni 2026 di Novecento e Not Afraid of Love: due sculture realizzate in resina, dipinte singolarmente a mano e prodotte ciascuna in 1.000 esemplari.
Il prezzo è identico: 1.500 euro per opera.
Ma non basta avere 1.500 euro per comprarle.
Cosa significa “Draw”: non è il nome dell’opera
Partiamo da un dettaglio che può creare confusione.
Sul sito di Avant Arte accanto alle opere di Cattelan compare la parola “Draw”. Non si tratta del titolo di una nuova opera dell’artista italiano.
“Draw” indica invece la modalità utilizzata dalla piattaforma per assegnare le opere ai potenziali acquirenti.
Le due edizioni sono disponibili attraverso un’estrazione: chi è interessato può registrarsi al draw entro la scadenza indicata da Avant Arte, fissata al 15 ottobre 2026. La piattaforma indica che almeno 100 esemplari di ciascuna opera saranno assegnati attraverso questo sistema.
È un meccanismo ormai diffuso nel mercato delle edizioni artistiche molto richieste: invece di affidarsi esclusivamente alla velocità di chi riesce a completare per primo l’acquisto online, una parte delle opere viene assegnata tramite estrazione.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa interessante anche al di fuori del mondo dell’arte.
Cattelan, artista che per decenni ha giocato con i meccanismi economici e simbolici del sistema artistico, diventa ancora una volta protagonista di un’operazione nella quale arte, desiderio, scarsità e mercato finiscono per mescolarsi.
Novecento: il cavallo sospeso di Cattelan diventa una miniatura
La prima delle due opere è probabilmente anche la più impressionante.
Novecento nasce nel 1997.
L’opera originale consiste in un vero cavallo tassidermizzato, sospeso al soffitto tramite un’imbragatura. Il collo è rivolto verso il basso e le zampe sembrano cercare inutilmente un terreno che non possono raggiungere.
Il Castello di Rivoli, nella cui collezione si trova l’opera, la descrive come una sorta di inquietante “natura morta”: un animale normalmente associato a forza, movimento e libertà viene trasformato in un corpo immobile, sospeso e incapace di agire.
Il titolo non è casuale.
Novecento è il secolo delle grandi promesse e delle grandi catastrofi, della tecnologia, delle ideologie, delle guerre mondiali e della capacità dell’uomo di costruire e distruggere su una scala mai vista prima.
Il cavallo di Cattelan sembra conservare tutta la propria potenza fisica, ma quella potenza non serve più a nulla.
È energia senza possibilità di movimento.
Il Castello di Rivoli sottolinea inoltre come l’opera finisca per capovolgere la tradizione della scultura equestre: per secoli il cavallo ha sostenuto condottieri, sovrani ed eroi celebrandone il potere. Qui, invece, non c’è nessun eroe e il cavallo stesso è impotente.
Com’è fatta la nuova Novecento del 2026
Quasi trent’anni dopo la realizzazione dell’originale, Novecento viene trasformata per la prima volta in un’edizione destinata ai collezionisti.
La versione 2026 misura 25 × 23,8 × 9,5 centimetri ed è realizzata in resina dipinta individualmente a mano.
Anche la modalità di esposizione riprende direttamente quella dell’opera monumentale: il piccolo cavallo deve essere sospeso al soffitto tramite un cordino regolabile e un supporto metallico.
Gli esemplari sono 1.000, numerati a mano e accompagnati da un certificato di autenticità firmato da Maurizio Cattelan.
Prezzo: 1.500 euro.
Ed è proprio il passaggio di scala a rendere l’operazione particolarmente cattelaniana.
Un’opera museale enorme e disturbante viene trasformata in qualcosa che può essere appeso nel salotto di casa.
Ma l’immagine rimane sostanzialmente la stessa.
Not Afraid of Love: l’elefante che non riesce a nascondersi
La seconda opera scelta per l’operazione è Not Afraid of Love, originariamente realizzata nel 2000.
È un’immagine apparentemente molto più tenera: un elefante coperto da un grande lenzuolo bianco, con soltanto la proboscide che emerge all’esterno.
Sembra quasi un enorme bambino che tenta di travestirsi da fantasma.
Il problema è evidente: un elefante non può nascondersi.
Le sue dimensioni rendono il tentativo immediatamente ridicolo.
Una lettura dell’opera proposta dall’UCCA Center for Contemporary Art insiste proprio su questa contraddizione: l’animale cerca di trasformarsi in un fantasma ma rimane perfettamente visibile. L’immagine fa sorridere e, proprio eliminando la paura, apre la strada al significato suggerito dal titolo: Not Afraid of Love, “non avere paura dell’amore”.
È uno dei meccanismi tipici di Cattelan.
Prima arriva l’immagine.
Poi arriva il sorriso.
Infine arriva una sensazione decisamente meno semplice da spiegare.
La nuova versione costa 1.500 euro
Anche Not Afraid of Love viene ora proposta per la prima volta come edizione.
La scultura del 2026 misura 18,8 × 26,7 × 11 centimetri, è realizzata in resina e dipinta individualmente a mano.
Anche in questo caso la tiratura è di 1.000 esemplari, con numero dell’edizione scritto a mano e certificato di autenticità firmato dall’artista.
Il prezzo è ancora una volta 1.500 euro.
Le due opere possono quindi essere considerate quasi come una coppia.
Da una parte abbiamo la monumentalità tragica di Novecento: forza, potere e movimento trasformati in immobilità.
Dall’altra Not Afraid of Love: vulnerabilità, paura e un tentativo impossibile di nascondersi.
Cattelan e la trasformazione delle sue opere in edizioni
L’operazione non nasce dal nulla.
Negli ultimi anni Cattelan ha collaborato più volte con Avant Arte portando alcune delle sue opere più conosciute verso il mercato delle edizioni.
Tra queste figurano We are the Revolution, Window, THERAPY e, nel 2026, anche La Nona Ora, la celebre opera che rappresenta Papa Giovanni Paolo II a terra dopo essere stato colpito da un meteorite.
Per quest’ultima è stata realizzata un’edizione di 666 esemplari, proposta a 2.200 euro.
Le nuove Novecento e Not Afraid of Love proseguono quindi una strategia piuttosto interessante: prendere opere nate come installazioni monumentali o immagini destinate ai musei e trasformarle in oggetti da collezione.
Non sono semplicemente souvenir.
Sono edizioni ufficiali dell’artista, numerate e certificate.
Ma inevitabilmente sollevano una domanda: cosa succede a un’opera quando passa dal museo alla casa di un collezionista?
Nel caso di Cattelan, probabilmente anche questa domanda fa parte del gioco.
Dal cavallo imbalsamato alla banana da 6,2 milioni di dollari
Del resto Cattelan ha costruito buona parte della propria carriera mettendo in discussione proprio il confine tra valore materiale e valore artistico.
L’esempio più clamoroso rimane Comedian, la banana fissata al muro con del nastro adesivo presentata nel 2019 ad Art Basel Miami Beach.
Nel novembre 2024 una delle edizioni dell’opera è stata venduta da Sotheby’s per 6,2 milioni di dollari, commissioni comprese.
L’acquirente non stava ovviamente pagando milioni per una banana e qualche centimetro di nastro adesivo.
Stava acquistando l’opera concettuale, il certificato e il diritto di realizzarla secondo le indicazioni previste dall’artista.
Ed è precisamente questa distanza tra costo dell’oggetto e valore attribuito all’opera che rende Cattelan uno degli artisti contemporanei più efficaci nel generare discussioni anche fuori dai musei.
Il momento d’oro di Maurizio Cattelan
Le due nuove edizioni arrivano inoltre in un momento particolarmente importante della carriera dell’artista.
Nel settembre 2026 la Neue Nationalgalerie di Berlino ha inaugurato Maurizio Cattelan. NIGHT, la prima grande personale dell’artista in Germania, visitabile dal 10 settembre 2026 al 7 marzo 2027. Cattelan è inoltre il vincitore del Preis der Nationalgalerie 2026.
La mostra berlinese riunisce alcune delle immagini più controverse della sua produzione e conferma quanto sia riduttivo descriverlo semplicemente come “l’artista della banana”.
Cattelan utilizza l’umorismo, ma dietro quell’umorismo ricorrono continuamente morte, fallimento, religione, autorità, memoria e potere.
In una recente intervista al Guardian, lo stesso artista ha respinto l’idea che il suo lavoro sia soltanto una successione di provocazioni, sostenendo la serietà che si nasconde dietro la componente comica delle sue opere.
Ed è forse questa la chiave migliore per comprendere anche le due nuove edizioni.
1.500 euro per un Cattelan: affare o provocazione?
La tentazione sarebbe quella di chiedersi se acquistare una delle nuove sculture possa rappresentare un investimento.
Ma sarebbe una conclusione troppo semplice.
Una tiratura di 1.000 esemplari non rende automaticamente un’opera destinata ad aumentare di valore, così come il successo commerciale delle opere maggiori di Cattelan non permette di prevedere l’andamento futuro di queste edizioni.
Ciò che si può affermare è invece che il prezzo di 1.500 euro porta un’opera certificata di uno degli artisti italiani contemporanei più conosciuti al mondo in una fascia economica enormemente distante da quella delle sue opere principali.
Ed è qui che il “draw” diventa parte della storia.
Millecinquecento euro per comprare un piccolo cavallo sospeso al soffitto.
Millecinquecento per un elefante nascosto sotto un lenzuolo.
Un’estrazione per avere il diritto di acquistarli.
Con Maurizio Cattelan persino il meccanismo attraverso cui si compra un’opera sembra finire per assomigliare a una delle sue provocazioni.
E forse è proprio questo il motivo per cui, quasi trent’anni dopo la nascita di Novecento, continuiamo ancora a parlarne.
