La navigazione web non è cambiata poi molto negli ultimi quindici anni. Apriamo schede, le perdiamo tra decine di altre, saltiamo da un sito all’altro cercando informazioni, copiamo e incolliamo pezzetti di testo in documenti sparsi. È un’esperienza frammentata che accettiamo come normale, come se fosse l’unico modo possibile di navigare.
Perplexity ha deciso che era tempo di ripensare tutto questo con Comet, un browser che promette di trasformare la navigazione passiva in un dialogo attivo con il web. Comet non è semplicemente un altro browser con qualche funzione AI. È un tentativo di reinventare il modo in cui interagiamo con Internet.
Come funziona Comet di Perplexity?
Il passaggio a Comet da qualsiasi browser basato su Chromium è semplicissimo. Basta un clic per importare tutto: segnalibri, password, estensioni, cronologia. In pochi secondi il nuovo ambiente è identico a quello appena lasciato, almeno in superficie. Sotto, però, pulsa un motore completamente diverso.
La prima cosa che colpisce è l’integrazione naturale dell’assistente. Non è una barra laterale aggiunta dopo, non è un’estensione che si attiva quando serve. È parte del tessuto stesso del browser, accessibile ovunque con una combinazione di tasti. Questa integrazione profonda fa la differenza. L’assistente vede quello che vede l’utente, comprende il contesto della navigazione, anticipa le necessità.
Ma c’è un prezzo da pagare per questa “magia”. Comet richiede l’accesso a dati che normalmente un browser non tocca. Email, calendario, documenti: tutto deve essere accessibile perché l’assistente possa davvero essere d’aiuto. Non è una cosa tanto banale, soprattutto considerando che Perplexity ha già parlato apertamente di utilizzare alcuni dati degli utenti per propinare pubblicità personalizzate in futuro.
4 cose che si possono fare con Comet
1. Organizzare le schede
Chi lavora online sa che la gestione delle schede è un incubo quotidiano. Decine di tab aperte, raggruppate malamente, perse nel caos di una sessione di ricerca che è sfuggita di mano. Comet affronta questo problema con un’eleganza sorprendente.
La funzione @tab permette di riferirsi a qualsiasi scheda aperta semplicemente digitando il suo nome. Ad esempio, si stanno confrontando dei prezzi su diversi siti? Basta scrivere @Amazon qual è il prezzo totale con spedizione?
e l’assistente estrae l’informazione senza che si debba tornare su quella scheda. Si stanno consultando più articoli? Con @Wikipedia riassumi i punti chiave
si ha una sintesi istantanea.
Ma il bello viene quando si chiede all’assistente di organizzare il caos. È sufficiente un comando come Raggruppa le schede per argomento e chiudi quelle inattive da più di un’ora
per pulire istantaneamente lo spazio di lavoro. Quando si riapre il browser il giorno dopo, non solo le schede sono ancora lì, ma sono organizzate esattamente come erano state lasciate, gruppi compresi.
2. La comprensione del contesto
La differenza fondamentale tra Comet e qualsiasi altro strumento di intelligenza artificiale sta nella comprensione contestuale. Non si deve copiare e incollare testo in una chat separata. L’assistente vede la pagina che si sta guardando, comprende cosa si sta facendo, anticipa cosa si potrebbe voler fare dopo.
Se ad esempio si sta guardando un video su YouTube di venti minuti, l’assistente può dire esattamente a quale minuto viene spiegato quel concetto specifico che si cerca. Si sta leggendo un articolo tecnico complesso? Può evidenziare le contraddizioni, verificare i fatti, suggerire fonti alternative. Si sta compilando un modulo online? Può recuperare le informazioni necessarie dalle proprie email senza che si debba cercarle a mano.
Questa capacità si estende anche ai compiti più complessi. Per esempio, si può chiedere tranquillamente Confronta i piani assicurativi in queste tre schede e dimmi quale conviene per una famiglia di quattro persone
. L’assistente analizza le pagine, estrae le informazioni rilevanti, e crea una tabella comparativa.
3. Creare delle automazioni
La funzione Tasks di Comet permette di programmare azioni ricorrenti che si eseguono automaticamente. Ad esempio, ogni mattina il browser può controllare le email degli ultimi giorni, riassumere quelle importanti, verificare il calendario, e persino preparare un briefing della giornata. Tutto senza alcun intervento.
Le possibilità sono infinite. Per esempio, si può chiedere di controllare gli abbonamenti ricorrenti su Amazon due volte a settimana e suggerisce modifiche basate sui consumi reali. Oppure, ogni sera alle 19 può raccogliere le notizie tech più rilevanti da una lista di siti specifici e crea un archivio personalizzato.
La creazione di scorciatoie personalizzate porta questa automazione su un altro livello. Basta digitare “/” seguito dal proprio comando personalizzato e l’assistente esegue sequenze complesse di azioni. Ad esempio, “/report-mensile” può aggregare dati da più fogli di calcolo, email e calendari per creare un documento completo. “/controlla-competitor” analizza i siti dei concorrenti cercando aggiornamenti di prodotto o cambiamenti di prezzo.
4. Usare la modalità vocale
I comandi vocali nei browser non sono una novità, ma con Comet è un’altra storia. Non si tratta solo di dettare ricerche o URL. La modalità vocale comprende comandi complessi, mantiene il contesto della conversazione, risponde in modo naturale.
Mostrami le email di Marco della scorsa settimana
seguito da rispondi all’ultima dicendo che accetto la proposta
funziona esattamente come ci si aspetterebbe. Trova voli per Milano la prossima settimana sotto i 200 euro
non solo cerca, ma filtra e ordina i risultati. È particolarmente utile quando si hanno le mani occupate o semplicemente quando non si ha voglia di mettersi a digitare.
La combinazione con le automazioni crea scenari ancora più interessanti. Si può dire attiva la modalità focus
e il browser chiude automaticamente tutti i siti di social media, silenzia le notifiche email, apre i documenti su cui si sta lavorando. Un prompt come Aiutami a prepararmi per la riunione delle 15
apre i file rilevanti, mostra gli ultimi scambi email con i partecipanti, e prepara un sommario degli argomenti da discutere.
I limiti di Comet
Nonostante le promesse, Comet mostra i segni di una tecnologia ancora in acerba. L’assistente a volte fraintende le richieste, soprattutto quando sono ambigue o richiedono un pizzico di interpretazione. Le automazioni occasionalmente si inceppano quando i siti cambiano struttura o quando le sessioni di login scadono.
Il consumo di risorse è notevole. Con l’assistente attivo e diverse automazioni in esecuzione, il browser divora RAM e batteria a ritmi preoccupanti. Su laptop meno potenti, l’esperienza può diventare frustrante, con rallentamenti evidenti durante operazioni complesse.
Sulla privacy restano dei dubbi. Perplexity dice che i dati rimangono locali finché non si attiva l’assistente, ma la tentazione di concedere accesso completo per sbloccare tutte le funzionalità è forte. Insomma, è un compromesso che ogni utente deve valutare personalmente.
PS. Per chi se lo stesse chiedendo, il browser Comet di Perplexity non è gratuito. È accessibile solo tramite l’abbonamento Perplexity Pro Max, che costa 200 dollari al mese. In futuro però è prevista una versione gratuita. In questo momento PayPal regala 12 mesi di Perplexity Pro con accesso a Comet.


