
Intervista a Franz Hartwig per City of Blood
City of Blood è la nuova serie originale Hulu tedesca, un thriller in otto episodi che ha debuttato il 16 settembre in esclusiva su Disney+ in Italia. Ambientata in una Berlino distopica segnata dal cambiamento climatico, dalla violenza e dalle disuguaglianze, la serie porta in scena un mondo nel quale umani e vampiri convivono all’interno di una società profondamente trasformata. Tra i protagonisti c’è Franz Hartwig, che interpreta uno dei personaggi più interessanti dell’universo della serie.
La produzione può inoltre contare sulla presenza di Daniel Brühl e dei produttori di Niente di nuovo sul fronte occidentale, film premiato agli Academy Award, nel ruolo di executive producer. Nel cast figurano anche Lea Drinda, Soma Pysall, Jördis Triebel, David Schütter, Mouataz Alshaltouh, Jenny Schily, Dagmar Manzel, Melika Foroutan, Jan Georg Schütte e Lars Eidinger.
Franz Hartwig: “City of Blood è molto contemporanea”
Quando Franz Hartwig ha letto per la prima volta la sceneggiatura di City of Blood, non è stato il fatto di poter interpretare un vampiro a convincerlo a prendere parte al progetto. “Non è stata la cosa più ovvia, ovvero il fatto che avrei voluto interpretare un vampiro”, racconta l’attore. A colpirlo è stato soprattutto il modo in cui la serie affronta tematiche estremamente attuali: “La prima cosa che ho pensato quando ho letto la sceneggiatura è stata: è molto contemporanea. È molto attuale”.
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Secondo Hartwig, il mondo raccontato dalla serie entra in dialogo diretto con alcune delle grandi questioni del presente. “Come società, in tutto il mondo, stiamo affrontando il riscaldamento globale e cerchiamo di affrontarlo”, spiega. Un problema che in City of Blood è già diventato parte integrante della vita quotidiana: “Tutto questo sta già accadendo nella serie. C’è una società che cerca di gestire questa situazione”.
Nel mondo di City of Blood, i vampiri non sono soltanto creature soprannaturali, ma sono inseriti all’interno di una struttura fatta di potere, criminalità e politica. Per Hartwig, però, il punto di partenza per costruire il suo personaggio è stato soprattutto l’essere umano che si nasconde dietro la sua natura di vampiro.
“Sicuramente ho pensato all’essere umano”, spiega l’attore. “Perché non ho interpretato un vampiro. Ho interpretato più che altro un essere umano che ha semplicemente 120 anni”. Il personaggio è un architetto e un ingegnere che cerca di immaginare un futuro nel quale umani e vampiri possano convivere: “Cerca di cambiare il mondo e di vivere con esseri umani e vampiri in pace e armonia. È questo che ho cercato di interpretare”.
Una delle sfide più interessanti è stata quindi evitare di trasformarlo nella classica rappresentazione del mostro. “La cosa divertente è interpretarlo in modo realistico, in modo autentico, e non come il mostro che è”, racconta Hartwig. A rendere ancora più particolare il ruolo è la distanza tra il corpo e l’esperienza del personaggio: “Essere nel corpo di un uomo di 40 anni, ma avere la saggezza di un uomo di 120 anni è stato qualcosa di speciale”.
Da Intervista col vampiro a Nosferatu
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Parlando dell’immaginario vampiresco che ha influenzato la sua visione del genere, Franz Hartwig cita due grandi classici. “Intervista col vampiro. Quello con Brad Pitt e Tom Cruise è davvero bello”, racconta, prima di ricordare anche il Nosferatu con Klaus Kinski: “Mi piace molto anche quel film degli anni ’80, Nosferatu, con Klaus Kinski nei panni di Nosferatu. Lo adoro”.
I due film, però, non sono stati utilizzati come materiale di preparazione per il ruolo. “Non ho guardato nessuno dei due film per prepararmi al ruolo”, precisa Hartwig. Il suo approccio a City of Blood è infatti distante dall’idea di realizzare semplicemente un’altra storia di vampiri: “Questi sono più film sui vampiri. Noi siamo più, direi, un ottimo thriller con i vampiri”.
Uno degli aspetti più interessanti della serie è il modo in cui la componente soprannaturale si intreccia con temi molto concreti, dal cambiamento climatico alle disuguaglianze. Per Hartwig, è proprio qui che si trova uno dei significati più forti della storia. L’attore spiega di non essere preoccupato dall’idea di un mondo conquistato letteralmente dai vampiri. “Non ho paura che un mondo venga conquistato dai vampiri”, afferma. Il vero elemento inquietante è invece ciò che rappresentano: “Penso che i vampiri siano una metafora delle persone con molti soldi e molto potere”.
Da qui nasce una riflessione sul futuro e sulla concentrazione del potere nelle mani di una piccola élite. “Penso che questa sia una vera paura per il futuro: che una piccola élite possa prendere il controllo del mondo perché ha il potere di creare l’IA”, osserva Hartwig. Un potere economico che, nella visione della serie, può estendersi anche alla manipolazione delle persone e della politica.
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“Hanno i soldi per manipolare le persone e i politici, come nella nostra serie, per creare società e governi”, aggiunge l’attore, sottolineando come questo elemento di City of Blood sia tutt’altro che distante dalla realtà contemporanea: “È, in realtà, una situazione piuttosto vicina alla nostra realtà”.
Da Dark a City of Blood: la lezione sul set
Franz Hartwig ha già affrontato un universo narrativo complesso e stratificato grazie a Dark, la serie tedesca diventata un fenomeno internazionale. L’esperienza maturata sul set gli ha permesso di comprendere meglio anche il lavoro all’interno di una produzione ambiziosa come City of Blood.
“In produzioni così grandi come Dark e City of Blood c’è una sorta di comportamento diverso”, racconta. Per un attore, secondo Hartwig, diventa fondamentale imparare a concentrarsi sul proprio lavoro anche all’interno di giornate molto lunghe e di set particolarmente complessi.
“Devi semplicemente concentrarti su di te, sul tuo personaggio e su quei piccoli due, tre o cinque minuti che hai a disposizione in una giornata di 16 ore”, spiega. Una questione di disciplina e attenzione che accompagna l’intera giornata di lavorazione: “Devi rimanere concentrato e parlare solo quando ti viene chiesto, cercando di rimanere concentrato ogni singolo secondo, per tutta la giornata”. È proprio questa, secondo Hartwig, una delle lezioni più importanti che si possono imparare lavorando a una produzione di grandi dimensioni: “Penso che sia questo quello che puoi imparare lavorando a una produzione così grande”.


