6 Novembre 2026 18:05
VISIONEDIGITALE / STORIE06.11.2026

Intervista: Alessio Bernabei si racconta con Asociale

Intervista: Alessio Bernabei si racconta con "Asociale"

Alessio Bernabei si racconta con “Asociale”

Con il nuovo singolo, una ballad intima e personale disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 6 novembre, Alessio Bernabei apre per la prima volta una finestra sulla propria vita privata. Dall’infanzia vissuta sentendosi diverso alla scoperta di relazioni più sane, il cantautore racconta il percorso che lo ha portato a mostrarsi senza maschere.

Ci sono canzoni che nascono da un’esigenza personale e altre che arrivano quando si trova finalmente il coraggio di condividere qualcosa di sé. È il caso di “ASOCIALE”, il nuovo singolo di Alessio Bernabei, disponibile su tutte le piattaforme digitali. Una ballad intima e autobiografica nella quale il cantautore ripercorre il proprio rapporto con la solitudine, le ferite del passato e la difficoltà di lasciarsi avvicinare dagli altri.

Alessio Bernabei Per Latarma Records

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Un brano che, in realtà, aspettava da tempo di vedere la luce. Durante la nostra intervista, Alessio racconta infatti che “ASOCIALE” era già pronto da circa due anni, ma che inizialmente aveva preferito tenerlo da parte, anche per via del momento professionale che stava attraversando, ancora legato alla sua esperienza nella band. A un certo punto, però, è arrivata la consapevolezza che fosse il momento giusto per condividere quel racconto: “Ho detto: non mi importa niente. Facciamo prendere luce a questa idea”. Una scelta legata soprattutto alla volontà di mostrarsi per quello che è, senza nascondersi dietro le proprie difese. “Ho preso consapevolezza dell’argomento di cui parla la canzone, che è lasciarsi andare e lasciarsi vedere dalle persone importanti anche per come si è, senza maschere, con autenticità”.

Nel brano c’è anche molto dell’Alessio bambino, un ragazzino che si sentiva diverso e che aveva trovato nel cinema e nelle atmosfere più insolite un modo per riconoscersi. L’immaginario di Tim Burton, i film d’animazione e le storie popolate da personaggi fuori dagli schemi hanno contribuito a costruire quel mondo personale che ancora oggi accompagna l’artista. Ripensando a quegli anni, Bernabei racconta di aver messo da parte per molto tempo quella parte di sé, salvo poi ritrovarla negli ultimi anni: “Secondo me la nostra parte bambina è proprio la nostra parte autentica. Ho ritrovato un po’ il bambino che era in me, capendo che era una parte molto importante e che forse è stata proprio il seme che ha poi dato i frutti per farmi fare il cantautore di mestiere, per farmi lavorare con l’arte”.

Il cinema, del resto, continua a essere una delle sue grandi passioni e una fonte d’ispirazione creativa, al pari della musica, se non addirittura di più. Durante la conversazione emerge il suo lato da appassionato di cultura pop: tra i film che ama ritrovare nelle giornate difficili ci sono la trilogia di “Ritorno al futuro“, di cui conserva diversi cimeli e persino un tatuaggio dedicato alla DeLorean, ma anche “Nightmare Before Christmas”, “La bambola assassina”, “I Goonies” e “Gremlins”. Senza dimenticare il suo amore per gli anni Ottanta e per il cinema horror. Un universo di riferimenti che, come spiega, rappresenta anche un rifugio nel quale ritrovare sé stesso.

Ma il cuore di “ASOCIALE” è soprattutto il percorso emotivo che porta a distinguere l’intensità dalla serenità. Nel ritornello, il verso “È già da un po’ che non mi faccio male, mi devo abituare” racchiude una delle riflessioni più importanti del singolo: dopo aver vissuto relazioni complicate, può diventare difficile riconoscere un rapporto sano, arrivando persino a scambiare la tranquillità per noia. Bernabei si riconosce pienamente in questa dinamica e racconta di aver cercato per molto tempo proprio quelle montagne russe emotive che finivano per condizionare il suo modo di vivere i rapporti.

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“Se una relazione non mi causava dopamina, serotonina e tutti quegli ormoni che ti fanno avere elettricità, per me era noia. La vera relazione doveva essere quella fatta di montagne russe, di tanti colpi di emozioni”. Una convinzione che lo aveva portato a ricercare rapporti tossici, sia in amore sia in amicizia, perché capaci di generare sensazioni intense, anche quando dolorose. Con il tempo, però, ha imparato a riconoscere quel meccanismo: “Ho capito, sbattendoci il muso, che soffrivo proprio di una dipendenza affettiva. Andavo a cercare rapporti sbagliati che mi dessero delle sensazioni, anche brutte, che mi facevano diventare una persona che non ero”.

La scrittura ha avuto un ruolo importante in questo processo di consapevolezza. Per Alessio, mettere nero su bianco pensieri ed emozioni è diventato una forma di terapia, uno spazio in cui analizzare ciò che aveva vissuto e provare a dargli un significato. “Scrivere è stato un po’ una terapia. Tengo un diario, come un caro diario, che è un po’ come avere uno psicologo a portata di mano. Anche scrivere canzoni mi ha aiutato a sviscerare e psicanalizzare tutto”. L’artista sottolinea anche l’importanza di essersi affidato a un professionista, distinguendo il valore terapeutico della musica da quello di un percorso di supporto vero e proprio.

Guardando ai prossimi progetti, Bernabei vorrebbe portare questa ritrovata autenticità anche nel resto della sua carriera. L’obiettivo è fare musica senza inseguire necessariamente aspettative o formule, privilegiando ciò che sente davvero di voler raccontare. “Tutta l’autenticità che ho e di cui parlo adesso vorrei portarla da qui fino a tutta la carriera, che spero sia più longeva possibile. Quello che voglio è fare delle cose di pancia e con una verità”. Per il momento, anticipa sorridendo, arriveranno soprattutto canzoni capaci di far piangere, anche se non esclude di esplorare in futuro altre sfaccettature della musica.

Con “ASOCIALE”, scritto e prodotto insieme a ROOM9, Alessio Bernabei firma così un racconto che va oltre la dimensione musicale e diventa un’occasione per rileggere il proprio passato. Perché imparare a stare bene con gli altri, a volte, significa prima di tutto imparare a non avere più paura di lasciarsi conoscere. E scoprire che essere diversi non vuol dire necessariamente essere soli.

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